Il nostro governo è il responsabile politico

Razzismo di Stato. Speriamo che la magistratura, oltre che le istituzioni internazionali, possa accertare presto le responsabilità, quelle giudiziarie, perché quelle politiche sono chiare. Il Parlamento chieda al Governo subito di spiegare la dinamica dei fatti e i dettagli dell’intervento italiano

Una strage annunciata quella avvenuta venerdì a 45 miglia dalla Libia, 117 persone scomparse, altri esseri umani lasciati morire. Si tratta di un vero e proprio crimine contro l’umanità, una strage i cui mandanti sono i governi europei e in primo luogo quello italiano.

L’Italia, saputo del naufragio in corso, ha scelto ancora una volta la linea leghista, scaricando sulla cosiddetta guardia costiera libica l’onere di rintracciare la barca che stava affondando, anziché intervenire tempestivamente con i propri mezzi e coordinando i soccorsi, come avveniva fino a non molto tempo fa.

I libici non sono riusciti a intervenire. Hanno a loro volta chiesto aiuto ed è per questo che l’aereo italiano è partito salvando i 3 superstiti.  Per molte ore quelle persone sono rimaste in attesa di un aiuto che non è arrivato. La volontà di perseverare nell’illegalità internazionale è prevalsa e il gommone è affondato con il suo carico umano.

 Speriamo che la magistratura, oltre che le istituzioni internazionali, possa accertare presto le responsabilità, quelle giudiziarie, perché quelle politiche sono chiare. Il Parlamento chieda al Governo subito di spiegare la dinamica dei fatti e i dettagli dell’intervento italiano.

È la prima strage del 2019 riconducibile al mancato soccorso italiano, giustificato dal ricorso a una finzione internazionale: l’esistenza di una guardia costiera e di una Sar libica. Quel tratto di mare oggi è un deserto, perché Salvini ha aperto una vera guerra contro le Ong e la loro attività di salvataggio in mare (in verità la campagna contro le Ong l’aveva promossa già il precedente governo con il codice Minniti), facendo prevalere il cinismo alla responsabilità istituzionale e al diritto internazionale.

Responsabile della morte di 117 uomini, donne e bambini che avevano l’unica colpa di essere fuggiti dall’inferno libico, dalle violenze e dalle torture delle milizie sostenute dall’Italia, è quindi il nostro governo che, senza vergogna, davanti alla strage, continua a criminalizzare il salvataggio e a ricorrere alla solita retorica anti scafisti.

Il salvataggio in mare, è bene ricordarlo, è un dovere in primo luogo degli Stati e poi di chiunque si trovi in prossimità di un naufragio. La retorica anti scafisti nasconde il sostegno alle milizie, cioè a coloro che ancora oggi, grazie all’aiuto italiano e internazionale, lucrano sulla pelle dei migranti. Impedendo alle Ong di operare nel Mediterraneo centrale, oltre a determinare un aumento dei morti, non si fa altro che dare una mano agli scafisti finalmente liberi di operare in quel tratto di mare senza testimoni, perché anche le navi commerciali se ne tengono lontane, per evitare guai col il nostro governo e anche con qualche magistrato troppo solerte.

Intanto le partenze continuano, anche in pieno inverno, come dimostrano gli sbarchi sulle nostre coste di questi primi giorni del 2019.

Dalla Libia, sempre più instabile a causa di una guerra civile che la comunità internazionale finge di non vedere solo per interessi interni, nei prossimi mesi le partenze rischiano di aumentare proprio a causa delle violenze e del conflitto in corso tra le milizie che controllano il territorio.

Poche ore dopo il salvataggio dei 3 superstiti, la Sea Watch, sola Ong rimasta in quel tratto di mare (tutte le altre sono bloccate o si sono ritirate a seguito della guerra aperta da Salvini) ha tratto in salvo altre 47 persone che altrimenti, se fosse dipeso dal nostro Ministro dell’interno, sarebbero sicuramente morte.
È importante che in questo momento si allarghi la mobilitazione intorno a Mediterranea, la piattaforma italiana che ha promosso un’azione di monitoraggio e denuncia nel mediterraneo centrale, concretizzatasi con tre missioni tra ottobre e dicembre del 2018 e con l’alleanza di soggetti europei United4Med per un programma europeo civico di ricerca e salvataggio.

C’è bisogno di una grande mobilitazione della società civile italiana ed europea per garantire subito un approdo sicuro ai 47 naufraghi a bordo della Sea Watch, evitando che diventino ostaggi del cinismo dei governi.

Bisogna dare voce e visibilità all’Italia e all’Europa che non vuole arrendersi al razzismo di Stato e che non vuole continuare ad assistere inerme alla strage di esseri umani perpetrata con ferocia in nome del consenso elettorale.

FILIPPO MIRAGLIA

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

categorie
MigrantiPregiudizi e razzismo





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