Il governo liberista e il “sentimento nazionale” (sovranista)

La “filiera – europeista” la si scorge benissimo fin da prima dei passaggi parlamentari in cui il governo si è presentato alle Camere per ottenere la fiducia. Sebbene Conte...

La “filiera – europeista” la si scorge benissimo fin da prima dei passaggi parlamentari in cui il governo si è presentato alle Camere per ottenere la fiducia. Sebbene Conte non disdegni di rimarcare che il suo è un esecutivo che sostiene il libero mercato, quindi che guarda al sociale quel tanto per poter mantenere la cara, vecchia “pace sociale” e, nello stesso tempo, gestire tutte le fasi di una crisi economica che va verso una soluzione guardando ad un ristabilimento delle priorità per una Unione Europea che “deve reggere il confronto” (Ursula von der Leyen dixit)  con gli altri grandi assetti politici (ed economici) del Pianeta.

Insomma, ci si occupa del “new green deal” anche per dare sfogo alle esigenze di milioni di persone che marciano dietro gli slogan e l’immagine della giovane Greta Thunberg, ma soprattutto per migliorare le condizioni di concorrenzialità merceologica e riportare la finanza europea ad un livello che consenta la ripresa anche in una Germania che oggi subisce uno stallo nella crescita produttiva, nella sua più generale bilancia commerciale.

L’Italia del governo Conte II è totalmente inserita in questo schema di risoluzione delle problematiche liberiste di Bruxelles e Francoforte. La nomina di Paolo Gentiloni a commissario europeo per gli affari economici, la presidenza del Parlamento di Strasburgo assegnata da David Sassoli (sempre espressione del PD), portano alla luce un abile disegno di costruzione di un assetto tutto italiano in una Europa dove, del resto, esce di scena proprio ora il principale protagonista delle politiche monetarie, il difensore dell’Euro ad ogni costo, un italiano come Mario Draghi.

La compensazione non è certo paritaria nel suo complesso, ma, vista l’instabilità in cui ha rischiato di incorrere la UE con il pericolo populista e sovranista, non si tratta di briciole l’aver ottenuto, nei disegni del moderno liberismo incarnato dal governo Conte II, una contingenza tale da favorire i rapporti diretti con tutti gli altri paesi europei e, prima di tutto, con l’asse franco-tedesco.

Del resto, ciò viene anche tendenzialmente facilitato dall’isolamento che al momento vive la Lega di Salvini, e Salvini medesimo, praticamente distaccato dal resto dei rappresentanti sovranisti di Ungheria, Francia, Polonia e non parliamo poi di stati che non fanno parte dell’Unione ma che hanno una loro valenza nei rapporti di politica estera. Tanto per citarne uno… la Russia.

Abbiamo vissuto un annus horribils, in cui l’Italia ha rischiato seriamente di divenire un Paese con un smaccata tendenza autoritaria in salsa putiniana. Un anno di smargiassate salviniane in cui la democrazia repubblicana poteva essere piegata, anche nella sua espressione meramente formale, nel “galateo istituzionale” e, quindi, nel comune sentire popolare, alle volgarità e alla muscolarità dei toni e delle espressioni gestuali e corporali di una aggressività dimostrate in tutta la loro tracotante evidenza pure nelle aule parlamentari nel corso del dibattito sulla fiducia.

Trattare in questo modo le istituzioni e gli avversari politici è un indice di pericolo per la stabilità democratica, dunque, va ribadito, in questo aspetto formale (che ha anche delle ripercussioni sostanziali) il governo Conte II ci preserva da un dilagare del neofascismo sovranista ma non ci assicura un cavopolgimento, equipollente rispetto a quello istituzionale appena avvenuto, anche in seno alla società.

Saremmo ingenui se ritenessimo mutato il “sentimento nazionale“, la percezione dei pericoli e le tante fobie antisociali in cui gli italiani si solo lasciati alacremente ammansire dalla propaganda becera dei crudelisti e dei tanti disumani cresciuti all’ombra di un passato di vergogne ben presto dimenticato da una popolazione che, come qualcuno ha sapientemente fatto cenno in un dibattito televisivo, ha la memoria, tanto storica quanto della stretta attualità, pari a quella di un pesciolino rosso.

Senza che il pesciolino rosso se ne abbia a male, uno dei drammi sociali del nostro Paese è ancora quello di diventare “comunità nazionale” sempre e solo in contrasto rispetto ad un nemico vero o inventato che sia, mai di sentirsi ed essere tali in tempo di assenza di avversari esterni. Serve sempre una “invasione” per farci sentire uniti, compatti e pieni di telefonini tra le mani per scattarsi un selfie col “capitano“.

Prima o poi il problema della cultura popolare, di un ritrovato senso della solidarietà sociale, che deriva dalla Costituzione stessa, dovrà essere messo nell’agenda di una ricomposizione di un blocco sociale che si batta per i propri diritti e che la smetta di alimentare indirettamente – quindi ancora più colpevolmente – i privilegi di pochi, grandi sfruttatori e finanzieri che vivono beatamente alle spalle dei milioni di italiani che soffrono ogni giorno per mancanza di cure mediche, per completa mancanza di una prospettiva di vita dignitosa…

Non comprendendo l’importanza di questa tematica, al pari della necessaria ripresa di un sostegno a tutte le lotte dei lavoratori e delle lavoratrici, la sinistra comunista e quella di alternativa saranno sempre e solo percepite come un retaggio della storia recentemente passata; come un arnese inutile da adoperare; come un ferrovecchio, un ricordo e, ben presto, anzi già da subito una dimenticanza da aggiungere a quelle tante storiche che favoriranno il ripetersi di macroscopici salti nel buio e di tentazioni eversive ed autoritarie al momento frenate dal suicidio politico di Salvini nell’agosto appena trascorso.

E’ per un errore grossolano e per una enorme sottovalutazione delle forze liberiste che Salvini è disceso negli inferi del momentaneo isolazionismo politico, fuori dai palazzi del potere. Non certo per la capacità e la forza dei suoi ex alleati di governo o delle ex opposizioni al Conte I.

Teniamolo bene a mente…

MARCO SFERINI

11 settembre 2019

foto tratta da Pixabay

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