Il Giusto della Nazione

Dio, patria e famiglia. Il trittico icastico si ripropone ennesimanente e chiama a raccolta un popolo che tra le mani ha cartelli con scritto sopra che «Di delinquenti ne...

Dio, patria e famiglia. Il trittico icastico si ripropone ennesimanente e chiama a raccolta un popolo che tra le mani ha cartelli con scritto sopra che «Di delinquenti ne abbiamo già abbastanza dei nostri», oppure sorregge qualche presepio come simbolo di tradizione cristiana, dimenticando che di occidentali cristiani là nella capanna o nella grotta di Betlemme non ce ne era nemmeno l’ombra e che secondo le teorie leghiste.

don Luca Favarin

Come bene ha evidenziato don Luca Favarin: «I simboli religiosi devono diventare simboli di vita. Se nel presepe mettiamo il simbolo dell’accoglienza di ciò che è infinitamente straniero, come Dio, che non vedo e non tocco, non posso non farlo per le immagini straniere di Dio che sono nella nostra quotidianità». Ogni riferimento ai migranti è fortemente voluto e si discosta da quella bontà che dal palco di piazza del Popolo il leader della Lega ha invocato per giustificare ogni atto del governo.

La coesione che Matteo Salvini cerca la trova sulle parole che esaltano la cucina italiana, la voglia di sicurezza che è cosa buona e giusta e che viene travisata soltanto dai cattivi commentatori televisivi: se ne potrebbe creare l’albo nazionale, afferma il ministro dell’Interno.

Nemmeno pochi anni, ma nemmeno pochi mesi fa (perdonate questi giochetti di parole, ma nel mezzo della palude italica di governo ci divertono) fa proprio i commentatori, coloro che approfondiscono politicamente e sociologicamente il dinamismo eclettico dei partiti e i vari cambiamenti d’umore, di casacca, di logo e di pensiero, avrebbero potuto prevedere che la Lega sarebbe passata dall’essere “Nord” a “italiana” anzittutto; di più ancora, non avrebbero potuto prevedere che questo fenomeno avrebbe assunto addirittura parole d’ordine nazionaliste e sovraniste.

Il sovranismo, del resto, sarà anche un recente sviluppo del patriottismo di destra, conservatore, bigotto, cristianissimamente legato al peggiore culto tridentino, alla migliore intepretazione vandeana (nel senso più deleterio possibile del termine) di un rinnovamento che pareva (anche quello) irreversibile come il Concilio Vaticano secondo, ma sta creando aspettative di massa proprio nella popolazione e diviene trasversale grazie al perbenismo mostrato dai suoi ministri che non si lanciano in comizi troppo avventati in quanto a tono di voce, ma che scandiscono sillaba per sillaba le parole che distruggono la democrazia, alterano le fondamenta costituzionali e sovvertono la Repubblica facendola diventare, giorno dopo giorno, un regime dove un pezzetto di spazio, di libertà e di agibilità popolare viene tolto: magari non per tutti e, per l’appunto però, diventando un privilegio cessa d’essere un diritto.

Salvini dice di essere “nel giusto”: cita Martin Luther King e De Gasperi come esempi di resistenza alle critiche e di perseveranza. Poi rientra un po’ nei ranghi della destra ma evita di dire “molti nemici, molto onore”, altrimenti lo criticherebbero come nostalgico di un regime in cui dice di non credere: pronuncia parole di San Giovanni Paolo II, si richiama al giorno della Vergine Maria e più volte nel suo discorso cita “il buon dio”.

Ciascuno ha il suo “Giusto della Nazione”. Don Luca Favarin a me sembra proprio fatto al caso nostro: di noi che ci consideriamo ostinatamente umani. Ma tant’è la piazza romana brulica di sovranismo e di identitarismo.

Il leader della Lega sembra quasi cercare una investitura ultraterrena: molto più concretamente, la real politik del ministro vuole accarezzare i cuori e le menti dei cattolici, solleticarli nel periodo natalizio, mostrarsi un “giusto” e un “buono”, non quel cattivo senza cuore che i giornalisti dipingono ogni volta che una nave piena di disperati cerca attracco in Italia viene risolutamente lasciata in mare o sequestrata negli stessi porti italiani.

La comunicazione è efficace, unisce la piazza, parla dai “social network”, si rivolge alla “Nazione” il “giusto”: si rivolge a tutti coloro che non hanno letto il decreto sicurezza e che si piccano di criticarlo. Dà maggiori poteri ai sindaci, alle forze di polizia, regala loro quelle famose pistole elettriche con cui “in questi giorni sono stati arrestati dei delinquenti” che altrimenti scorazzerebbero per le vie della sicurissima Italia.

La sicurezza prima di tutto e con essa prima gli italiani. E’ una destra moderna quella della Lega nazionale: riconosce alle donne il diritto di portare la minigonna, di vestire come meglio piace a loro e riconosce loro il diritto ad essere sicure. Chi non applaudirebbe parole simili?

Del resto, riafferma il ministro, «chi critica il decreto sicurezza ha letto Topolino». Forse è una lettura più consona a riconciliarsi con una forma di sensibilità sociale e di solidarietà che si dimentica leggendo quel decreto. Ma tant’è, le critiche sono mal digerite. Diciamo che sono tollerate perché ancora non siamo in una forma di consenso così totale da consentire la proibizione del diritto di parola, di espressione, di critica. Ma il salto dalla tolleranza all’intolleranza è brevissimo.

Punta sulla “normalità” Salvini: «Avete eletto donne e uomini normali». Fa bene a precisarlo perché ogni tanto assale l’impressione di essere così differenti dai sovranisti da sentirsi alieni rispetto alla concezione del mondo che hanno loro. Sapere che siamo tutti normali, uguali e proprio come loro è una consolazione solo per i leghisti. E’ legittimo non riconoscersi in questa normalità, così come è legittimo non riconoscersi nei 60 milioni di italiani che il ministro invoca per estendere così tanto idealmente il suo abbraccio alla folla in piazza del Popolo da eleggerla a “rappresentante” di tutto il popolo italiano.

Bontà ma non buonismo, sicurezza e normalità. Un trittico di giustizia moderna, fondata su un governo che promette di non introdurre nessuna nuova tassa. Ma fare condoni e togliere tasse ai più ricchi può voler dire, tradotto in pratica, l’aumento indiretto di altre imposte già esistenti.

La piazza applaude, su Facebook lo seguono in diretta oltre 20.000 contatti. Sono le cifre di una destra sovranista che attrae anche parte del populismo pentastellato, come riferiscono i grandi quotidiani nazionali. La piazza applaude e sogna una Italia agli italiani, dove il diritto lo si acquisisce per etnia e non per bisogno. Ma non è così… scusateci, compatiteci. In fondo siamo da sempre lettori di “Topolino”.

MARCO SFERINI

9 dicembre 2018

foto: screenshot

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