Il delirio visionario dell'”era dell’immaginazione”

Qualche giorno fa mi è capitato davanti un video della Casaleggio Associati: vi si spiega come tra una cinquantina di anni la società sarà organizzata in modo tale da...

Qualche giorno fa mi è capitato davanti un video della Casaleggio Associati: vi si spiega come tra una cinquantina di anni la società sarà organizzata in modo tale da aumentare progressivamente la produttività diminuendo il tempo di lavoro portandolo quasi a zero.

Vi si immagina, dunque, una società automatizzata, dove a poco a poco il lavoro “così come lo conosciamo” scompare e viene sostituito da quello che oggi chi

Vediamo dunque che il modo di produzione, i mezzi di produzione, sono costantemente sconvolti, rivoluzionati, che la divisione del lavoro porta con sé necessariamente una maggiore divisione del lavoro, l’impiego di macchine – un maggior impiego di macchine, il lavoro su vasta scala – un lavoro su scala più vasta.

E’ questa la legge che di continuo getta la produzione borghese fuori del suo vecchio binario e costringe il capitale a tendere sempre più le forze produttive del lavoro.

La divisione del lavoro e l’impiego del macchinario proseguiranno dunque a svilupparsi sempre più, in misura sempre più grande.

amiamo volontariato: resterebbero dunque, nel 2054, pochissime mansioni ad essere esercitate da esseri umani. Praticamente quelle definite “dal tocco umano“: infermieri per gli anziani, artisti, calciatori, sportivi in generale e… “gli amanti”. Sì, gli amanti.

Scomparirebbe il concetto di “ufficio” perché non vi sarebbe più bisogno di aggregarsi in strutture per lavorare, ma tutto sarebbe impostato sul rapporto tra essere umano e intelligenza artificiale: un dualismo che pare renderebbe molto bene proprio se sfruttato a dovere.

Verrebbe nel 2027 introdotta in Olanda una formazione continua, costante, verificata settimanalmente al lunedì da un cervello ovviamente artificiale. Un controllo da “grande fratello” su masse di persone che si specializzerebbero di continuo senza però poter esercitare una mansione compiuta ma affidandosi ad un reddito tipo quello di cittadinanza che verrebbe finanziato attraverso l’utilizzo delle infrastrutture digitali da parte dei cittadini (ammesso che si possano ancora chiamare tali).

Casaleggio immagina che il rapporto tra capitale e lavoro praticamente si esaurisca e che la concentrazione del capitale nelle mani di pochi non determini sempre più una contraddizione tra masse di sfruttati e di senza lavoro e padroni, finanzieri, grandi concentratori di profitto: molto più semplicemente, comprimendosi esponenzialmente l’orario di lavoro, finirebbe proprio il lavoro umano stesso e si vivrebbe in una società meccanizzata dove la redistribuzione della ricchezza avverrebbe in base allo sfruttamento proprio delle macchine stesse e non più della forza lavoro.

Dunque, in una società automatizzata, fatta di “immaginazione” umana come elemento costitutivo di un nuovo sviluppo dell’intero pianeta, la funzione umana sarebbe quella di lavorare diversamente da oggi, molto meno di oggi ma prevedendo un ruolo di “autosovranità” dei cittadini attraverso la proprietà dei propri dati, delle “reti fisiche” (che non si capisce bene cosa siano) e di quelle tecnologiche e telematiche.

Queste società “automatizzate” verrebbero tassate in base al loro utilizzo: si parla di società senza specificare se ci si riferisca ad aziende (ma sembra molto improbabile visto cosa si intende per società…) o a nuclei grandi di persone, a popoli interi.

Il finanziamento del “reddito di base“, fonte di vita per le persone, dovrebbe avvenire mediante delle tasse sul consumo.

Finiti i nove minuti di video, ho pensato che avrebbe potuto realizzarlo comodamente qualunque studente “nerd” che si divertisse ad immaginare il futuro, a fantasticare su possibili scenari di evoluzione del mondo simili ai “se” e ai “ma” con cui a volte si gioca per sognare un andamento del passato differente rispetto a come invece è avvenuto.

Poi ho guardato nuovamente chi aveva pubblicato il video e mi sono accorto che non si trattava di un giovane burlone dalle idee anche piuttosto confuse. E ciò, francamente, è preoccupante.

Ma proviamo ad analizzare quanto detto nel video in modo “scientifico”, quindi attraverso la lettura attuale del capitalismo. Non se ne fa cenno nei nove minuti che ci portano al 2054: una data piuttosto vicina per immaginare tutti i cambiamenti automatici e fatti di “intelligenze artificiali” che sostituirebbero chi oggi fa formazione e insegna, come si sarebbe detto un tempo, “il mestiere” ai più giovani, agli inesperti.

Eppure viviamo e vivremo nel capitalismo ancora per qualche tempo: occhio e croce direi che non siamo innanzi ad una trasformazione del sistema che ci possa far sperare in un capovolgimento a 180° di ciò che oggi ci circonda.

Vediamo dunque che il modo di produzione, i mezzi di produzione, sono costantemente sconvolti, rivoluzionati, che la divisione del lavoro porta con sé necessariamente una maggiore divisione del lavoro, l’impiego di macchine – un maggior impiego di macchine, il lavoro su vasta scala – un lavoro su scala più vasta.

E’ questa la legge che di continuo getta la produzione borghese fuori del suo vecchio binario e costringe il capitale a tendere sempre più le forze produttive del lavoro.

La divisione del lavoro e l’impiego del macchinario proseguiranno dunque a svilupparsi sempre più, in misura sempre più grande.

In “Lavoro salariato e capitale”, Marx scrive: “Vediamo dunque che il modo di produzione, i mezzi di produzione, sono costantemente sconvolti, rivoluzionati, che la divisione del lavoro porta con sé necessariamente una maggiore divisione del lavoro, l’impiego di macchine un lavoro su scala più vasta […].
La divisione del lavoro e l’impiego del macchinario proseguiranno dunque a svilupparsi sempre più, in misura sempre più grande […].
Riassumendo: quanto più il capitale produttivo cresce, tanto più si estendono la divisione del lavoro e l’impiego delle macchine. Quanto più la divisione del lavoro e l’impiego delle macchine si estendono, tanto più si estende la concorrenza fra gli operai, tanto più si contrae il loro salario.“.

Nel video di Casaleggio invece si fa riferimento ad una società che contempla una meccanizzazione della gestione del lavoro (quindi della produzione, quindi il tasso di produttività) estesa in ogni settore tanto da ridurre la forza-lavoro all’insesistenza e, parimenti, si affianca a tutto ciò una vita della popolazione mondiale basata comunque sul lavoro ma piegato ad un’era “dell’immaginazione”, dove la mente si esercita in continui ritmi di aggiornamento didattico con “cervelli artificiali” che testano settimanalmente il grado di preparazione e il tutto condito da una percezione di reddito sovvenzionata da una tassazione del consumo.

Per consumare qualcosa bisogna poter avere reddito e per avere reddito occorre lavorare. Ma se non si lavora più, se il salario è superato e sostituito da un “reddito di base”, allora la domanda è: tassando i consumi si può creare un fondo che finanzia il reddito che finisce per essere tassato proprio mentre si consuma?

A naso, senza avere la presunzione di essere minimamente e nemmeno lontanamente un economista ma, semmai, un semplice lettore di testi (anche) economici, mi sembra che la società immaginata dalla Casaleggio sia veramente una assurdità non per le idee che propone – che tuttavia rimangono quanto meno stravaganti – ma perché non ha alcuna attinenza con la scienza dell’economia e con una analisi compiuta del capitalismo che si muove non nella direzione di una espulsione della forza lavoro dalle industrie, dagli uffici, da tutti i posti di lavoro, ma semmai in un suo impiego costante (quanto meno) ma con un sempre maggiore livello di sfruttamento per gestire l’accumulazione del profitto e generare così meno concorrenza possibile tra i diversi poli di concentrazione del capitale.

Il capitale oggi cerca una stabilizzazione dopo la crisi economica del 2008 – 2009: sanno benissimo al Fondo Monetario Internazionale e alla Banca Mondiale, nonché alla BCE, che le fasi di crisi si superano se si genera una redistribuzione della ricchezza sufficiente a non consentire un malessere sociale che dilaga nelle proteste simili a quelle dei Gilet gialli in Francia.

Considerare il capitalismo come un sistema facile da convertire in una società dell’automazione che libera così l’essere umano dalla schiavitù del lavoro rendendolo dipendente da un “reddito di base” che si autogenera con una tassazione dei consumi è immaginare un tipo di vita così ibrido e incostante nella sua rigenerazione da far preferire le contraddizioni del capitale rispetto a quelle dei “cervelli artificiali” che controllano i processi di indottrinamento di masse di lavoratori specializzati in “contatti umani”.

Se questo è il modello che ha portato il Movimento 5 Stelle a formulare il reddito di cittadinanza, vien da dire che non stimolerà mai una economia del futuro volta a salvaguardare gli sfruttati e i poveri ma, semmai, si rifarà sempre e solo ad una idea ottocentesca di uno sfruttamento del lavoro che è notevolmente cambiato e che si è evoluto ma che non prospetta minimamente un cambiamento sociale attraverso la compressione delle ore di lavoro intesa così come è nel video della Casaleggio.

Bisogna lavorare meno per lavorare tutti, ma prima di tutto il lavoro è una attività sociale, anche e soprattutto nel capitalismo: ogni merce prodotta è, come dice Marx, un “prodotto sociale” perché viene assemblata, creata e messa sul mercato dopo la lavorazione di più mani, cervelli e dopo che in essa si è inserito il valore proprio attraverso il tempo speso per produrla.

Immaginare che l’automazione e i “cervelli artificiali” possano sostituire la capacità umana, fortemente contraddittoria come è l’uomo stesso, di scontrarsi con altre idee per far evolvere tanto la scienza quanto le altre arti e mestieri, è prospettare una società disumana, cioè priva di “umanità” nel senso più nobile del termine.

Avere un “reddito di base”, quindi avere una vita economicamente protetta ed assicurata senza poter più esprimere le proprie peculiarità e le differenze che ci fanno essere “umani”, quindi “difettosi” e non perfetti come le macchine robotiche che nel 2054 dovrebbero assistere quasi tutta la produzione tranne quella dei calciatori, dei badanti e degli amanti, significherebbe vivere senza stimoli: non sarebbe una liberazione dal lavoro salariato, ma un imprigionamento nel reddito di base.

Che iddio ce ne scampi dal lavoro salariato ma che ce ne scampi di più ancora dal “reddito di base”, dalle “intelligenze artificiali” e dal delirio visionario da cui provengono.

MARCO SFERINI

18 gennaio 2019

foto tratta da Pixabay

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