Il corso della storia

Giovedì scorso 19 settembre il Parlamento europeo ha approvato con 535 voti a favore, 66 contro e 52 astenuti la mozione di condanna dell’uso dei simboli del comunismo, chiedendo...

Giovedì scorso 19 settembre il Parlamento europeo ha approvato con 535 voti a favore, 66 contro e 52 astenuti la mozione di condanna dell’uso dei simboli del comunismo, chiedendo la rimozione dei monumenti che in molti paesi europei celebrano la liberazione avvenuta ad opera dell’Armata Rossa ed equiparando il comunismo al nazifascismo.

Ma l’operazione messa in campo sulla spinta convergente delle destre e dei liberaldemocratici di sinistra e di centro, è più insidiosa e vergognosa di una semplice legittimazione dell’anticomunismo istituzionale in vigore in alcuni paesi dell’Europa dell’Est (Repubbliche Baltiche, Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca etc.).

Tra i parlamentari italiani che hanno approvato questa mozione ci sono stati esponenti di PD, Lega, FDI, FI.

La mozione è nata, infatti, dalla proposizione di un falso storico, sulla linea del peggior Nolte: il punto scatenante del secondo conflitto mondiale sarebbe stato dovuto, secondo gli estensori del documento, alla stipula del patto Molotov – Von Ribbentrop.

In molti hanno già scritto su questo argomento sviluppando riflessioni assolutamente pertinenti e condivisibili.

Mi permetto soltanto di aggiungere un punto che riguarda la “nostra parte”, quella di chi ha percorso parte del ‘900 pensando alle grandi idee dell’uguaglianza e della solidarietà e verificando anche il fallimento dei tentativi di inveramento statuale di quelli che possiamo ben definire fraintendimenti marxiani.

Abbiamo mancato, infatti, di richiamare con costanza, al di là delle celebrazioni di maniera, quelli che sono stati gli orrori e le ingiustizie del ‘900 che ancora si tramandano oggi nell’orizzonte di un mondo anonimamente ipertecnicizzato in maniera globale.

Un mondo popolato da una pseudo – umanità che non è riuscita a scrollarsi di dosso tutta l’impalcatura teorica della sopraffazione, dell’endemicità della tragedia bellica, della diseguaglianza strutturale eretta a sistema.

Una pseudo-umanità emersa nell’indifferenza e nell’oblio del revisionismo inteso come occultamento di ciò che è stato e di conseguente mancanza di visione per ciò che potrà essere.

Un’immersione nell’eterno presente.

La mozione votata dal Parlamento Europeo dimostra come non si sia più toccato il tasto del senso della storia.

Quando si costruiscono falsi di questa dimensione è perché si tralascia colpevolmente di seguire il senso della storia e dell’insieme delle contraddizioni che la attraversano. Si evita così di indicare il male profondo che ne ha pervaso i passaggi e che non può essere evocato soltanto per esorcizzarlo attraverso l’indifferenza di una assurda equiparazione sul piano storico di ciò che è realmente accaduto.

Il XXI secolo rispetto al XX pare aver abbandonato la lezione riguardante la necessità di indicare un futuro diverso a quello costruito sull’identità del male che ci attraversa: il male della diseguaglianza, il male dell’abbandono dell’idea della storia come percorso del riscatto sociale.

Ci siamo arresi all’idea di una storia ormai definitivamente terminata e dell’esercizio del “pensiero unico”.

E’ sicuro che il cammino della storia non può evitare di segnare contraddizioni, rivolgimenti, arresti: un fiume che reca con sé detriti che ne deviano il corso.

Eppure è a quel fiume che dobbiamo affidarci: lo sbocco non sarà mai quello di un mare tranquillamente disteso nella serenità dell’oblio.

Sempre ci sarà la fatica della rincorsa e della ricerca: quella della visione di un’utopia da ricercare, di una “Città del Sole” da ritrovare nel nostro immaginario collettivo.

E’ questo che ci manca, oggi, nella tragedia del divenire quotidiano e del tentativo di annegare il ‘900 nell’oblio dell’indifferenza, scoprendo ferite ancora eternamente aperte.

FRANCO ASTENGO

24 settembre 2019

foto tratta da Pixabay

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