Il 22 dicembre? Giornata del “carrello vuoto”

E’ abbastanza sistemico il fatto che ogni volta che vi è la possibilità di comperare, di fare acquisti, nel capitalismo ciò avvenga senza troppi interrogativi sul livello di sfruttamento...

E’ abbastanza sistemico il fatto che ogni volta che vi è la possibilità di comperare, di fare acquisti, nel capitalismo ciò avvenga senza troppi interrogativi sul livello di sfruttamento dei lavoratori delle grandi catene di distribuzione e, aggiungiamolo, anche in quelle di media distribuzione.
Si accetta di buon grado l’idea che, poiché magari è festa ed il supermercato tiene aperte le sue porte ai consumatori, ne trarranno vantaggio anche coloro che stanno lì non per fare la spesa ma per lavorare.
L’esaltazione dello “straordinario” sta già tutta nella parola: ciò che è straordinario deve per forza avere una connotazione non negativa, quindi, sillogisticamente, è un vantaggio.
Invece lo “straordinario” è diventato col tempo una pratica di ipersfruttamento della forza lavoro, utilizzata non per coprire le eccedenze di produzione ma per inventarne nuove, per rimanere sul mercato con una spietata logica concorrenziale che va oltre le 250 ore di impiego retribuite secondo una maggiorazione del salario ordinario.
Quando andiamo a fare acquisti in un giorno festivo, in cui tutti i lavoratori dovrebbero riposare, aiutiamo inconsapevolmente (quanto inconsapevolmente…?) il meccanismo che incentiva il ricorso all’impiego dello straordinario come elemento di sostituzione rispetto, ad esempio, all’assunzione di nuove maestranze.
E siccome la contrattuaità nazionale prevede casi, molto elastici nella loro applicazione, di obbligo per il lavoratore di sottostare al ricorso allo straordinario da parte del padrone, molte volte neppure è una scelta ma una imposizione bella e buona. Anzi, brutta e cattiva.
Per questo dovremmo durante le feste iniziare a pensare ad una categoria di lavoratori che da quattro anni a questa parte non vede il rinnovo del proprio contratto nazionale e che domani, il 22 dicembre, sciopererà proprio per questo motivo.
Per questo dovremmo durante le feste, senza escludere il clima natalizio di gioia e allegria, riflettere anche su tutto ciò e sul fatto che probabilmente sarebbe utile domani aiutare tutte queste lavoratrici e lavoratori evitando di andare a fare la spesa negli ipermercati e spostando le nostre frenesie consumistiche magari all’antivigilia di Natale.
E’ molto difficile realizzare un momento di solidarietà collettiva, quindi di classe, in una fase antisociali e antipolitica come quella in cui ci troviamo a vivere e a passare per arrivare alla tornata elettorale di marzo.
La comunicazione di massa ormai si sviluppa attraverso strumenti che abbiamo imparato ad amare ed odiare allo stesso tempo: la stessa televisione è stata surclassata dalle reti sociali e, infatti, le false notizie si sviluppano proprio qui, su Internet e raramente un telegiornale o un programma di intrattenimento diffonde una “fake news”.
Invece sulla rete tutto è più amalgamabile, ingestibile, digeribile a tutti i livelli e quindi qui si forma ora la cosiddetta “opinione pubblica”.
Tuttavia, pur essendo molto difficile realizzare nell’oggi quanto descritto sopra, provare a fare un ragionamento in tal senso non è inutile ma prepara a disporsi differentemente per lotte future.
E sarà certo molto bello, un giorno, vedere una grande massa di sfruttati riconoscere lo sfruttamento di altri al loro pari sociale. Oggi questa coscienza non esiste, sepolta da contrapposizioni etniche, razziste, xenofobe e da divisioni create ad arte dal capitalismo per disincentivare la lotta comune, per frammentare la società e governarla secondo i propri interessi.
Una giornata del “carrello vuoto” sarebbe una forma di sostegno alla lotta dei lavoratori che devono avere più diritti in un ambito dove i profitti sono garantiti dalla globalizzazione in prima persona.
Se potete, se la vostra coscienza ha un sussulto “di classe”, domani non andate a comperare nulla. Fatevi una gita in riviera o in campagna. Fate altro. Godetevi la vita, una volta tanto, invece del supermercato.

MARCO SFERINI

21 dicembre 2017

foto tratta da Pixabay

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