I cinque sensi della libertà di un giovane artista

Inauguriamo con Paolo Ferrarini una serie di interviste nel mondo della cultura e della politica. "Musicista e regista in erba" tra conoscenza del materiale e dell'immateriale in un eclettismo che spazia dalla musica al cinema, dalla grande passione per la conoscenza a quella per l'inconoscibile. Ecco chi è il giovane artista che andiamo ora a conoscere...
pi01

Paolo Ferrarini

Leggendo e “incontrandoti” su Internet, sfogliando le pagine del tuo sito www.paoloferrarini.com, si percepisce un desiderio di comunicazione molteplice che vuole, in qualche modo, arrivare ai cinque sensi dell’essere umano in modo pieno.Ti ritrovi in questa definizione?
In questo quadro di riferimento, direi che il mio programma artistico-culturale si può definire come la manipolazione dei cinque sensi come strumento per arrivare al cervello.
Come nel secolo scorso certi movimenti artistici si ispiravano alle ultime, dirompenti conoscenze nel campo della psicologia (penso all’esplorazione del subconscio da parte dei surrealisti, o del flusso di coscienza da parte dei modernisti), penso sia arrivato il momento per un’arte che prenda spunto dalle nozioni contemporanee delle scienze cognitive, le cui implicazioni filosofiche aprono secondo me un enorme territorio ancora vergine di possibilità artistiche.
Di più, quando queste conoscenze verranno finalmente sdoganate e di dominio comune, penso che diventeranno l’unico riferimento filosofico intellettualmente onesto per produrre discorsi moderni e sensati. Per questo motivo, dopo essere stato più volte tirato per i capelli per definire il genere che faccio, ho coniato l’espressione “rock cognitivo”, un tipo di musica ispirato alla studio della natura umana attraverso la scienza e l’introspezione metodologica, e della conoscenza che la mente può ispirare a produrre, anche attraverso l’arte, all’interno dei paradigmi culturali vigenti.
Non a caso, il mio primo album si intitolava “Paradigmi gnoseologici”. So che può suonare tutto un po’ oscuro e complicato, ma all’atto pratico le canzoni che scrivo, magari un po’ idiosincratiche nei testi e negli sviluppi musicali, possono essere ascoltate con gradimento da chiunque, senza dover per forza fare l’ulteriore sforzo di comprendere i concetti più profondi e le intenzioni artistiche che ne muovono la composizione. Dopo tutto, i sensi – e le emozioni di cui si colorano istantaneamente appena vengono stimolati – non sono un semplice corredo alla conoscenza, ma ne costituiscono proprio i mattoni fondamentali, ed è lì che intendo agire con la musica e/o con l’immagine.

Dal canto al cinema, passando per l’amore per il pensiero, il tuo impegno per i diritti civili, contro l’omofobia, è una evidenza quasi necessaria da acquisire per comprenderti e, forse, per scoprire alcuni significati delle tue stesse opere: quanto la lotta quotidiana si intreccia con l’arte quotidiana?
Anche in questo caso, per me è un fatto di onestà intellettuale. Se sei un artista (ed escludo da questa definizione gli “artigiani” della musica che compongono e interpretano secondo certi canoni formali a scopo commerciale) non puoi dire meno di ciò che sei e che pensi, ed esprimerlo nel modo esatto in cui lo senti. Nel mio caso è quindi imprescindibile che la musica e – in modo più immediato – i video rispecchino la mia tensione a rendere il mondo un po’ più simile a come sento che dovrebbe essere.
pi02E io penso che il mondo dovrebbe essere non solo più tollerante, ma più appassionato per le differenze. Non possiamo limitarci a contenere l’odio, la paura, le espressioni di violenza psicofisica nei confronti di chi è diverso, per un qualsiasi motivo, come se l’indifferenza fosse il massimo a cui si possa aspirare come umanità. Le differenze vanno invece promosse, studiate, valorizzate, e quindi amate. Anche perché non farlo significa privarci dell’enorme opportunità che ci offrono di capire meglio noi stessi, attraverso il confronto. Nei miei lavori quindi, da un lato metto completamente a nudo me stesso, offrendo alle persone la mia storia biografica, il mio appartenere a varie minoranze, come quella omosessuale, ma soprattutto poi porto nella musica e nei video lingue e culture straniere, strumenti e sonorità di altre civiltà, voci di minoranze etniche e sociali, paesaggi esotici… L’altro e l’altrove sono per me essenziali per qualsiasi tipo di impresa artistica e ricerca umana.
Un esempio che racchiude tutti questi elementi può essere il videoclip per la canzone “Teleologia Promiscua”, tratta dal mio secondo disco “Prolegomeni a qualsiasi metafisica”.
La canzone fa riferimento a una funzione specifica della cognizione umana, che ci fa vedere scopi e funzioni nel mondo anche laddove non ne esistono affatto, una caratteristica del pensiero che ha portato fra l’altro all’origine delle religioni. Ho sviluppato l’argomento immaginando nel testo della canzone la storia di una bambina che cerca di dare un senso alla morte del proprio fratello e ho connotato “politicamente” il tutto alludendo al fatto che questo fratello sia in qualche modo stato vittima di omofobia.
Nel relativo video, ho ripreso i temi del cognitivismo, del modo disordinato e “promiscuo” in cui bambini e adulti cercano (fallendo) di dare significato alla vita, introducendo il tutto con immagini di disturbanti rituali religiosi che ho personalmente ripreso in molti paesi dell’Asia durante i miei viaggi.

pi04Laicità e religiosità sono temi che, quotidianamente, vengono alla ribalta quando si tratta di discutere anche di diritti civili ma pure di relazioni tra Stato, Chiesa e cittadini. La nostra società a che punto, a tuo dire, è arrivata in questo contesto? Quanta laicità c’è in giro, quanta credulità e quanta fede sincera?
Se parliamo di Italia, l’anomalia che si riscontra è lo scollamento tra il livello di secolarizzazione della popolazione, che è assolutamente in linea con i trend di tutto il mondo occidentale, e la politica di questo Paese, che sembra obbedire a logiche di altri tempi e dare voce non ai suoi cittadini, ma alle ideologie di uno stato straniero come il Vaticano. La gente ha cominciato a smettere di battezzare i figli, non si sposa più in chiesa, divorzia e abortisce, non ha alcun problema ad estendere i diritti di famiglia agli omosessuali e vuole l’eutanasia.
Se la politica italiana trovasse finalmente la forza di emanciparsi dalle nocive e inopportune ambiguità moralistiche necessarie a mantenere in piedi un sistema di reciproci privilegi con le gerarchie ecclesiastiche e ritrovasse invece la sua vera vocazione laica, come da costituzione, si risparmierebbero in Italia molte delle inutili sofferenze a carico di donne, persone LGBT, malati terminali, eccetera.
E potremmo considerarci finalmente una democrazia compiuta.

Per quando riguarda la credulità, o la religiosità delle persone, posto che è necessario per ogni cervello umano avere delle narrazioni di riferimento con cui orientarsi e operare nel mondo (e importa molto poco che tali narrazioni corrispondano a qualcosa di vero nella realtà), la cosa che mi rattrista di più è che oggi disponiamo di straordinari spi05trumenti di conoscenza che ci permetterebbero di dare risposte e senso alla vita, individualmente e come specie umana, in modo molto più profondo, stimolante e coerente con la realtà di quanto possa fare qualsiasi stantia, inadeguata, contraddittoria e ultimamente falsa concezione religiosa.
Purtroppo, non solo questi nuovi approcci al pensiero non vengono sufficientemente promossi dal sistema educativo, ma ci si attarda ancora a inculcare nella mente delle persone ridicole narrazioni sovrannaturali che nella migliore delle ipotesi lasciano la gente in uno stato di beata ignoranza, turbata solo dal rumore di fondo della dissonanza cognitiva per tutte le contraddizioni che una persona moderna non può non percepire tra ciò che sa e ciò che crede, e nella peggiore delle ipotesi creano individui disfunzionali, sofferenti, incapaci di darsi risposte esistenziali e quindi profondamente infelici. In mezzo ci sono le persone che hanno genuinamente abbracciato la fede in modo informato e da questa traggono la loro ispirazione di vita.
Sono molte, e se escludiamo una – purtroppo significativa – fetta di fondamentalisti, si tratta per lo più di gente tranquilla e ragionevole, condannata però a sprecare continuamente grandi risorse mentali e tempo prezioso per tentare di far quadrare la storia soprannaturale a cui sono affezionati con la realtà.
E nel far questo, si perdono lo straordinario panorama a cui è possibile accedere con un approccio umanistico alla conoscenza. Mi piace pensare di poterne dar loro un assaggio attraverso la mia arte!

MARCO SFERINI

redazionale

foto tratte dal profilo Facebook di Paolo Ferrarini

categorie
ArteCulturaEditorialiLe nostre intervisteLetturePentagramma





passa a…



altri articoli

  • Gli Ultras italiani dettano la linea

    Il movimento ultras italiano è un punto di riferimento mondiale per le coreografie. Dai primi gruppi dei fedelissimi, fattore di aggregazione sociale, alle sottoculture degli anni ‘70 del secolo...
  • Le maglie efferate del Gargano

    Il legame tra la produzione letterario-mediatica e la presa di coscienza dell’esistenza di una specifica organizzazione criminale, rappresenta una costante che si riproduce nel tempo. È iniziato tutto coi...
  • La maternità d’obbligo nel mondo antico

    RomArché. Parla l’archeologia, manifestazione con cadenza annuale organizzata dalla Fondazione Dià Cultura e che molto deve all’impegno di Simona Sanchirico, ha scelto di concentrarsi per quest’edizione sul binomio Landscape...
  • La «vita comune» rilancia il desiderio

    Il pensiero di come dissequestrare le vite dal commando armato del capitalismo estrattivo occupa, a vario titolo, l’agire filosofico del presente. E questa è una notizia importante: c’è una...