Gli “Shoah party”, figli di un mondo pieno solo di egoismi

Complesso, complessato e complessivamente rappresentante di entrambi i concetti: così è il rapporto tra società e comunicazione tecnologicamente avanzata oggi e così è – se vi pare… – il...

Complesso, complessato e complessivamente rappresentante di entrambi i concetti: così è il rapporto tra società e comunicazione tecnologicamente avanzata oggi e così è – se vi pare… – il rapporto tra individui e reti sociali, siti web, mondo digitale in generale detto e definito.

La vicenda della chat “Shoah party” è solamente l’ultimo degli episodi conosciuti di un mondo nemmeno tanto carsico di rapporti virtuali fatti però di parole concrete, reali, espresse digitando i maledetti piccoli tastini dei cellulari, i cosiddetti “telefoni intelligenti“, che dovrebbero essere uno strumento di aiuto e sostegno anche per le famiglie, delle sorte di microspie non spionistiche per sapere dove si trova il figlio minore, che diavolo mai starà facendo fuori casa ancora dopo mezzanotte, come mai non si è ancora fatto sentire dalla gita scolastica a Roma o a Parigi…

Tutto questo i telefoni intelligenti svolgono come funzione primaria che, però, diviene sempre meno tale e finisce per l’essere relegata molto indietro nella classifica di utilizzo dei telefonini: tutti, o quasi, abbiamo oggi un cellulare; molti di noi hanno uno “smartphone” e, se andiamo a spulciare i tempi di utilizzo (operazione molto utile per creare un necessario e terapeutico shock dalla visione del numero di ore cui stiamo col viso incollato allo schermo…), scorgeremo che ci siamo fatti assorbire dai social network non solo sul computer di casa, ma anche – anzi soprattutto – lì, in quell’apparecchio che portiamo in tasca e che ormai viene concepito per offrirci (leggasi: per indurci ad usare) tutte particolari funzioni che hanno poco, niente a che fare con il telefono dei primordi.

Certo! Meucci è morto da tempo e mai avrebbe potuto immaginare che una linea telefonica potesse viaggiare tramite satelliti che vagano nello spazio e che un telefono fosse allo stesso tempo una macchina fotografica anche di buona qualità, un piccolo computer capace di distrarci costantemente dall’osservazione della vita che ci scorre intorno.

Shoah party” era (si spera di poter parlare almeno all’imperfetto…) una chat dove sono transitate, anche ignaramente, più di 300 persone, per lo più ragazze e ragazzi minorenni: la stragrande maggioranza pubblicava elogi ad Adolf Hitler, guardava video pedopornografici, derideva i malati di cancro, ironizzava pesantemente sui bambini africani assetati e via di seguito…

Una vera e propria chat degli orrori, un concentrato di cattiveria e di stupidità che, del resto, vanno molto volentieri a braccetto nella storia umana di questo mondo: disinvoltamente, questi ragazzini scrivevano frasi dove auspicavano di poter stuprare la loro insegnante e darle poi fuoco; pubblicavano video talmente repellenti sul piano della disumanità, della violenza e della prevaricazione, da ricordare solo un cinismo simile a quello di chi, per divertimento dovuto ad una singolare espressione della noia, prendeva dei sassi e li lanciava dai cavalcavia delle autostrade.

Per divertimento. Ogni azione cinica sembra avere come punto di riferimento primo e ultimo una sottovalutazione dei princìpi morali, una mancanza assoluta di quel limite tra giusto ed ingiusto, tra lecito e illecito, di più ancora tra umano e disumano.

Stiamo parlando di una ventina di ragazzini attivamente presenti su questa chat di cui i oggi i giornali parlano su ampie colonne e a caratteri cubitali: effettivamente è raccapricciante questa mescolanza di disvalori, questo connubio tra esaltazione del nazismo, antisemitismo, violenze sessuali, crudeltà verso gli animali e, nelle parole scritte, frasi comunque sempre sprigionanti il desiderio, la voglia di nuocere ad altri per una soddisfazione di istinti ancestrali, nemmeno degni del più primitivo uomo delle caverne.

Al centro di tutto c’è l’ammirazione per la violenza, per la discriminazione; c’è l’odio come sentimento di esaltazione, fuoriuscita dalla normalità quotidiana dei buoni sentimenti, della solidarietà e delle relazioni condivise tra cittadini, tra vicini e compagni di scuola, tra amici ed amiche del sabato sera.

Affidarsi alla psicoanalisi è il minimo per provare a capire come non si provi disgusto per le immagini e i video tutti, tutti quanti contenenti solo crudeltà e violenza. Agli inni per Hitler e Mussolini si può ovviare con una approfondita conoscenza della storia, mettendo da parte l’incultura sovranista dei nostri tempi che è genitrice di queste perversioni anche culturali.

Ma il sadismo e il cinismo sono tratti dell’animo, tipici di una profondità cavernosa fatta di tanti stalattiti malefiche, sedimentate negli antri reconditi di un conscio che emerge solo in gruppo, che magari non osa venire allo scoperto dalla bocca del singolo biondo quattordicenne che chatta o amministra “Shoah party“…

Sarebbe sbagliato pensare che siamo davanti a tanti piccoli crudelisti, tanti piccoli Hitler che da grandi saranno odiatori di professione. Per il momento ci troviamo a commentare fatti che per fortuna non sono ancora interpretati come “normali“: nemmeno i sovranisti (si spera) arriverebbero al punto di esaltare la violenza come elemento di sadico accanimento contro esseri innocenti, animali, donne…

Le strade del sadismo sono infinite: il Terzo Reich e i tanti fascismi che si sono diffusi sulla terra ne sono storici ed attuali esempi da non dimenticare mai. Pur tuttavia, una chat di ragazzini è un ennesimo campanello d’allarme sul potenziale pericolo rappresentato dall’unità di concetti violenti sdoganati anche da una certa politica e un cattivissimo utilizzo dei mezzi di comunicazione di massa, delle reti sociali che divengono veicolo di inquietanti messaggi condivisi e largamente diffusi.

Non si tratta solamente di alzare la soglia del controllo genitoriale sui telefonini: forse questa metodologia è persino sorpassata se sfuggono a tanti adulti episodi di intorbidamento delle coscienze dei figli che, va sottolineato, sanno unire tutto ciò che è crudele – storicamente e attualmente – e sanno separare la solidarietà dalla cattiveria, sposando quest’ultima come se fosse una normale compagna di giochi, di avventure anche solamente sognate e perseguite (per fortuna… chissà…) solo nella mera fantasia.

Si tratta, forse, di cambiare radicalmente l’antropologia del nostro vivere quotidiano, di studiare per l’appunto da una angolazione differente i comportamenti dell’oggi riferiti a fasi storiche che vengono riprese per sopperire alla disarmante assenza di passione positiva e di valori positivi dell’odiernità: i giovani scendono in piazza in massa contro i drastici cambiamenti climatici e lanciano appelli, slogan e frasi che sono esattamente l’opposto di quelli della chat “Shoah party“.

Non è tutto un “lato oscuro” di una modernità senza limiti e senza morali condivise: c’è un “lato chiaro“, c’è una volontà di valorizzazione della propria vita messa al servizio di una causa più grande della piccolezza umana presa nella sua singolarità.

Una piccolezza oggettiva che può sfuggire all’angusto sguardo dei confini materiali del nostro essere per elevarsi e diventare progetto politico e sociale essa stessa, superandosi e proponendosi come strumento del cambiamento, della rivoluzione necessaria se non vogliamo che sia la natura a dire basta al capitalismo e a tutte le sue atrocità, alle immense ingiustizie che ogni giorno sparge sul pianeta e alla disumanizzazione cui vuole tenacemente abituarci anche particolarizzandoci con strumenti che ci isolano gli uni dagli altri e ci rendono egoisti senza saperlo, autistici senza esserlo, irresponsabili senza averne la minima cognizione.

Il riscatto di questi ragazzi, che oggi esaltano Hitler e Mussolini o che nello stupro vedono un’azione inebriante, sta nel diventare davvero “il cambiamento che vuoi produrre nel mondo“. Ma per metterlo in pratica occorre che, prima di tutto noi comunisti, si sia alternativi radicalmente al metodo di apprendimento tanto della storia quanto dell’attualità narrata tossicamente da Internet e molto malevolmente dai mezzi della stampa e dalla televisione.

Una voce piccola e flebile la nostra. Eppure è bene che ci sia, che esista, che resista e che insista nel diventare sempre più ascoltata e diffusa.

MARCO SFERINI

17 ottobre 2019

foto tratta da Pixabay

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