Galera Turchia, senza freno verso la pena di morte

Il presidente Erdogan, in una intervista alla Cnn fa sapere che reintrodurrà la pena di morte se il Parlamento la varerà. La Merkel avverte Ankara: ‘Con pena di morte non entra in Europa’. Nella Turchia allo sbando, prosegue con migliaia di arresti la resa dei conti di Erdogan. Liste di proscrizione preesistenti, evidentemente, compilate da chi?

Purghe di massa e pena di morte
Purghe di massa, arresti: la vendetta di Erdogan contro i presunti autori o sostenitori del fallito colpo di Stato sembra non avere fine, mentre la situazione nel paese è tutt’altro che calma.
Ma non basta. «Se il Parlamento lo chiederà, tornerà la pena di morte», avverte Erdogan rivolto ai suoi oppositori di casa e al mondo, che assiste impotente alla scempio di legalità da parte del neo despota ufficialmente rivelato.
Politicamente un bel “Vaffa” all’Europa in blocco, dopo che la Merkel aveva avvertito Ankara: ‘Con pena di morte non entra in Europa’, come se la Turchia di Edogan fosse ancora sullo stesso continente.

Il mondo e il nuovo Despota
«In Turchia si sono verificati episodi rivoltanti di giustizia arbitraria e di vendetta nei confronti di soldati sospettati di aver partecipato al tentato golpe», ha denunciato il portavoce della cancelliera tedesca.
Seguono la litania delle dichiarazioni fotocopia da parte della Missis Pesh Ue Mogherini e del sempre scontato Gentiloni.
Allentano invece la presa gli Stati Uniti, dove la pena di morte, ovviamente, non fa paura e dove gli interessi strategici in campo superano abbondantemente le teste in pericolo di un po’ di oppositori a Erdogan.
Gli Stati Uniti – afferma il portavoce della Casa Bianca Josh Earnest – ritengono importante la relazione con la Turchia, un alleato della Nato, e sostengono il governo democraticamente eletto della Turchia. Gli Stati Uniti stanno cooperando nell’indagine sulle cause del golpe fallito.

Paese allo sbando
Parole per far finta di dire qualcosa, mentre i fatti sono tutti prepotentemente dalla parte di Erdogan.
A Istanbul è stato ucciso il vice sindaco Cemil Candas, esponente del principale partito di opposizione, il laico Chp. Almeno 2 persone hanno aperto il fuoco nella sede della municipalità di Sisli, nel centro di Istanbul. Killer di Stato, una fazione interna all’Ak Parti, o semplici fanatici?
Intanto dopo i militari e giudici, le purghe coinvolgono la polizia e non solo.
Le autorità turche hanno introdotto una nuova regolamentazione che vieta l’espatrio ai dipendenti pubblici, con alcune eccezioni per alcuni passaporti speciali, che necessiteranno comunque della previa approvazione dell’istituzione presso cui si lavora.

Verso la decimazione
Secondo alcune stime, il provvedimento che blocca gli espatrii riguarderebbe quasi il 5% della popolazione turca.
Le autorità turche intento – lo ricordiamo – hanno sospeso 30 prefetti su 81.
In totale, i dipendenti del ministero dell’Interno sollevati dai loro incarichi sono 8.777, di cui – oltre ai prefetti – 7.899 poliziotti, 614 gendarmi e 47 governatori di distretti provinciali.
Ma le purghe toccano anche dipendenti pubblici non direttamente legati alla sicurezza.
Oltre alle quasi 12 mila persone già sospese da polizia e magistratura, circa 1.500 dipendenti sono stati sollevati dai loro incarichi dal ministero delle Finanze.

Golpisti, confessioni e vittime
Come riferisce la Reuters, durante un interrogatorio, il capo dell’Aviazione turca, Akin Ozturk, avrebbe confessato di essere la mente del golpe.
In manette sono finiti anche 103 tra generali e ammiragli (un terzo del totale).
Intanto è stato aggiornato il bilancio dei morti dopo la notte di venerdì: sono 312. I feriti, invece, sono quasi 1500.
La cifra è stata aggiornata dal premier Binali Yildirim, secondo cui le vittime sono 145 civili, 60 poliziotti e 3 soldati. A questi, vanno aggiunti almeno 104 morti confermati in precedenza tra i militari golpisti.

ENNIO REMONDINO

da Remo contro

foto tratta da Pixabay

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