Fratoianni: «Sinistre, serve il cambiamento, non i vecchi schemi»

Intervista. Il segretario di Sinistra italiana: il paese si muove, chiede un’alternativa alle destre. Ma non basta un nuovo segretario del Pd, ci vuole una nuova agenda. Patrimoniale contro le diseguaglianze e ripristino dell’art.18. Alle europee una lista innovativa e femminista, i gruppi dirigenti maschili faranno un passo indietro
Nicola Fratoianni

«Il movimento 5 stelle sembra ormai in crisi strutturale. Fin qui era cresciuto tenendo insieme la sua radicale forza antisistema e, una volta arrivati al governo, la promessa di trasformare quella forza in cambiamento. Invece in alleanza con Salvini non ha cambiato proprio nulla». Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana, inizia un ragionamento sulle sinistra a partire – e in Italia non potrebbe essere diversamente – dalla traiettoria discendente di M5S. «Oggi è dentro una spirale. Se rompe e esce dal governo rischia di non tornarci più. Ha esaurito gli elementi fondativi della sua spinta».

Questa crisi è un’occasione di rinascita per le sinistre, quella riformista e quelle radicali?
Potrebbe esserlo. A patto che le sinistre, insieme a chi sente l’insopportabile puzza di fascismo che emana dal governo, colgano il momento. Ma siamo ancora lontani.

Cominciamo da voi. I sondaggi non vi danno in crescita.
C’è qualcosa di nuovo. È quello che accade nel paese. Dalla manifestazione dei sindacati, a quella antirazzista a Milano, alle mobilitazioni prossime contro i cambiamenti climatici, in tanti sentono il bisogno di mobilitarsi. Questo ci pone una domanda nuova. Oggi anche a noi viene chiesto di sentirci responsabili della ricerca di un quadro alternativo. Di fronte all’egemonia della cultura regressiva della Lega, ci arriva con forza un messaggio: la costruzione dell’alternativa riguarda tutti, nessuno è esentato.

L’elezione di Zingaretti a segretario del Pd per lei cambia qualcosa?
Il fatto che il Pd abbia un nuovo segretario, certo, cambia qualcosa. Ma non è la vittoria di Zingaretti in sé. È che anche su quella vittoria si è depositata una richiesta di cambiamento.

Qual è la vostra risposta a questa domanda?
Di certo non la riproposizione di vecchi schemi. O il solito vecchio appello all’unità del centrosinistra. Anche perché, come si è visto in Abruzzo e in Sardegna, le coalizioni, che pure abbiamo sostenuto, non sono state in grado di invertire la tendenza. Il Pd le ha festeggiate come una riscossa. Ma in un caso il centrosinistra ha perso 20 punti, nell’altro di 15. No, il problema è un altro, è mettere in campo una radicale discontinuità. Zingaretti è partito schierandosi per il Tav. Ha detto no al ripristino dell’art.18 e no alla patrimoniale sulle grandi ricchezze. Invece in giro per il mondo, dalla giovane Ocasio Cortez al meno giovane Sanders ai movimenti contro i cambiamenti climatici, la sfida alla destra si fonda su un’agenda innovativa e radicale che ha al centro la lotta alle diseguaglianze e un Green New Deal.

Zingaretti sarà alle manifestazioni contro i cambiamenti climatici. Per il resto il nuovo Pd assomiglia al vecchio: Sì Tav e no patrimoniale.
Sul piano delle scelte concrete a oggi non è cambiato in niente. Ma quella domanda di cambiamento radicale loro non la sentono? Per riaprire una discussione c’è bisogno del coraggio di cambiare le priorità. Nelle questioni ambientali, in quelle sociali. Emerge una nuova generazione politica, spesso ha il segno femminile e femminista.

Intanto alle europee sarete avversari.
Non c’è dubbio. La nostra proposta è costruire un terzo spazio: fra chi ha governato nel segno dell’austerità e lo scenario inquietante dei nazionalismi di destra, organici ai grandi poteri. Siamo alternativi a entrambi. Ma per essere efficaci dovremo avere una proposta coraggiosa e molto innovativa: oggi non si può essere di sinistra senza mettere la questione ambientale al centro del programma. Insieme alla giustizia sociale e a una leadership di rottura: i gruppi dirigenti maschili debbono fare un passo indietro, il movimento femminista è la cosa più radicale che attraversa la scena pubblica. Non a caso la più efficace contro il machismo e il bullismo dei Trump e degli Orbán.

Parla di innovazione, ma si tratta di una lista di sinistra con voi, il Prc e gli stessi soggetti delle scorse europee.
No, saremo molti di più. Vogliamo costruire una proposta che abbia come protagonisti anche Diem 25, l’Altra Europa, gli autoconvocati di Liberi e uguali, Possibile e personalità come Elly Schlein. Che stringa una relazione positiva con le coalizioni civiche delle città, con un programma che mette al centro il futuro, di liberarsi dallo sconfittismo, di rafforzare in Europa una coalizione in grado di opporsi all’avanzata dei fascisti. E di cambiare le politiche economiche che le hanno spianato la strada.

L’europeismo del Pd, con la marca di Carlo Calenda, non vi convince?
Calenda ha monopolizzato il dibattito congressuale del Pd. Poi ha costretto tutti, compreso Zingaretti, ad andare dietro al suo europeismo senza proposte di cambiamento. Nulla di nuovo. L’idea è l’Union sacrée dell’europeismo che è già stato il principale agente del collasso dell’Europa democratica.

Nel frattempo la destra italiana si riorganizza. Se non costruirete un’alternativa competitiva al governo andrà una destra compiutamente nazionalista.
Quella destra c’è già ed è già al governo. I 5 stelle oggi sono del tutto subalterni. Per questo non basta puntare ai delusi 5 stelle. Occorre rompere l’asse del governo e favorire un’evoluzione del M5S verso nuovi protagonisti che possano contribuire a disegnare una stagione diversa.

DANIELA PREZIOSI

da il manifesto.it

foto tratta dalla pagina Facebook di Nicola Fratoianni

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Sinistra Italiana





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