Fratoianni lascia. Il tormento della sinistra post europee

Dopo la sconfitta Si va verso il congresso. «Ma non mi ritiro». Il dialogo con M5S e Pd e la promessa di un confronto senza anatemi all'assemblea della lista il 9 giugno
Nicola Fratoianni

La botta delle europee è stata forte, è arrivata a un anno da un’altra sconfitta elettorale, quella del cartello Liberi e uguali (che oggi resiste alla camera come gruppo parlamentare). Le dimissioni stavolta sono «irrevocabili», anche se fra i suoi compagni c’è chi gli chiede di restare: e invece lascia Nicola Fratoianni, segretario di Sinistra italiana dalla nascita del nuovo partito, nel febbraio del 2017 dalla fusione di Sel con un gruppo di ex Pd guidati da Stefano Fassina e anche qualche innesto di provenienza M5S; ma il cammino era iniziato quasi due anni prima. L’annuncio è arrivato ieri mattina a mezzogiorno, nel corso della direzione del partito a Roma, nella sede della Casa della sinistra di Testaccio. Poi un post su facebook in cui l’ormai ex segretario spiega il suo gesto, peraltro atteso: dalla campagna elettorale è emerso «il fastidio per la frammentazione delle proposte di sinistra», un tema che «resta sul campo» a cui lui promette di dare un contributo «per la riunificazione delle proposte, che abbiano connotati di chiarezza, radicalità e credibilità». La conclusione spiega che non è un ritiro: «Non è tempo di lasciare l’impegno. Io ci sono», «Andiamo avanti».

Quindi il passo indietro c’è ma non l’intenzione di lasciare la prima fila dello sbaragliato esercito de La Sinistra e delle sue componenti, ormai ridotte tutte insieme all’1,75 per cento. L’ex segretario infatti parteciperà all’assemblea della lista il 9 giugno a Roma, ma «a titolo personale», e come lui tutti i candidati e le candidate di area Sinistra italiana. Il partito invece apre la sua fase congressuale senza, al momento, vere ipotesi di un nuovo segretario. O di una nuova segretaria. Il responsabile dell’organizzazione Claudio Grassi, uomo di lunga esperienza nei partiti comunisti post ’89, entro giugno dovrebbe convocare l’assemblea nazionale che, con ogni probabilità, nominerà una commissione congressuale.

Ma la verità è che, almeno fin qui, si tratta di un congresso al buio. Prima di dimettersi Fratoianni ha consegnato al manifesto la sua proposta politica: «Senza rinunciare ai nostri valori e contenuti, occorre dichiararsi pienamente coinvolti dalla richiesta che viene dal paese: costruire un’alternativa a una destra che raggiunge il 50 per cento e in cui la destra radicale sta sul 40», una proposta rivolta «a tutti quelli che sono interessati a costruire un’alternativa a questa destra», quindi anche al Pd e ai 5 stelle a patto che entrambi cambino. Fratoianni non vuole entrare in un nuovo «centrosinistra», quindi al momento la sua proposta sembra lontana dal «campo largo» di Nicola Zingaretti. Ma è certo una novità, anche se ancora poco decrittabile, comunque una mano tesa al dialogo.

Va detto che non raccoglie grandi entusiasmi nell’area della lista. In Sinistra italiana ieri se n’è discusso – quasi quaranta gli interventi – ma sarà il congresso a decidere l’eventuale nuova linea politica. Fra i pochi a spingere in questa direzione è l’ecologista Paolo Cento, il più aperto al dialogo con il Pd.

Da Rifondazione comunista e da L’Altra Europa però stavolta non arrivano anatemi e veti, anzi arriva la promessa di una discussione «libera e laica». Si aspettano i contributi dei candidati e delle candidate, molti dei quali civici e meno segnati dalle rotture e scissioni precedenti. Il tema è quello di sempre, stavolta però è l’ultima chiamata: come costruire La Sinistra prosciugata dal voto utile, come renderla efficace contro «la nuova destra nazionalista e reazionaria». Una discussione che richiede tempi non brevi. Sempre che il governo non precipiti il paese nel voto anticipato, da decenni la prova del nove dell’unità delle sinistre radicali.

DANIELA PREZIOSI

da il manifesto.it

foto tratta dalla pagina Facebook di Nicola Fratoianni

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Sinistra Italiana





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