Foa, la poltrona sovranista cerca il soccorso azzurro

Nomine Rai. Il presidente indicato da Salvini non ha i numeri per l’ok della Vigilanza. Rischia grosso

Marcello Foa, il presidente del cda voluto da Salvini, rischia forte. Potrebbe essere sbalzato di sella ancora prima di aver preso posto in groppa al cavallo di viale Mazzini, affossato mercoledì prossimo dal voto della commissione di vigilanza. Il verdetto della commissione è vincolante. Richiede la maggioranza qualificata di due terzi. Lega e M5S dispongono di 21 voti. Devono arrivare a 26 e al momento nessuna forza di minoranza è disposta al soccorso.

In un’intervista pubblicata oggi da La Stampa Silvio Berlusconi spara a zero. Non annuncia formalmente il no dei commissari azzurri ma ci va molto vicino. Foa non è un presidente di garanzia. Le opposizioni non sono state neppure consultate. Tutto da rifare. Del resto già da ieri i segnali in arrivo da Forza Italia erano diventati di ora in ora più negativi. «Non siamo stati parte della decisione. Ci hanno informati a cose fatte», commentava gelido Antonio Tajani, per concludere secco: «Se in commissione non ci sarà maggioranza si troverà un’altra soluzione». «Per ora il nostro voto è no», confermano le capogruppo Gelmini e Bernini. Ma la presidente del Senato sembra più propensa a riparlarne solo dopo aver silurato Foa, per dimostrare che il metodo dell’imposizione brutale non funziona, e la collega della Camera aggiunge: «Serve una figura di garanzia».

L’appoggio forzista è l’unico nel quale la maggioranza possa sperare. Pd e LeU avevano bocciato subito e senza appello la scelta, chiedendo agli azzurri di non dare il semaforo verde. Ieri hanno confermato e rincarato. «Tutte le opposizioni devono reagire a questa forzatura» è l’appello di Martina. «Bisogna votare no per rispettare la legge», martella Anzaldi. «La legge assegna alla Vigilanza il compito di individuare un presidente di equilibrio e garanzia: l’esatto contrario di Foa», duetta il capo dei deputati LeU Fornaro.

Di Maio scende in campo in difesa del presidente, ma lo fa con tanta goffaggine da spingere l’azzurro Gasparri a chiedersi se non miri invece a silurarlo: «Pd e Fi accusano Foa di essere sovranista. Ma sovranità è una bella parola, contenuta nell’art. 1 della Costituzione. Quelli del Pd avevano messo a capo della Rai una del Bilderberg che è ora presidente della Trilateral italiana». Non sono precisamente i toni adatti per invogliare Fi al voto a favore in Vigilanza.

Di certo, comunque, qualcosa è cambiato nella disposizione di Arcore tra venerdì e sabato. L’irrigidimento, rispetto alla richiesta iniziale di «vedere tutto il pacchetto», fuor di metafora di ottenere una direzione di un Tg, anzi del Tg2, è evidente. Potrebbe essere un modo di alzare la posta giocando duro. In fondo Mulè, vicinissimo al signore d’Arcore, chiede a Foa di «dimostrarsi super partes», che è un modo per lasciare uno spiraglio aperto. Potrebbero essere arrivati segnali dal Quirinale. Che Sergio Mattarella sia furioso nei palazzi lo sanno tutti: la scelta della maggioranza non potrebbe essere più lontana dai suoi desiderata e di certo gli insulti di cui Foa lo ha ricoperto nei suoi post Fb non ne hanno accresciuto la popolarità sul Colle.

Di sicuro Letta, come sempre il forzista più vicino alle istituzioni, è il più fermo e tassativo nel chiedere di affondare la presidenza Foa.

Potrebbe infine essere già fallito il primo avvio di mercanteggiamento. Fi non si accontenterebbe di una direzione del Tg1 «non sgradita» come quella di Gennaro Sangiuliano. Non gli basterebbe neppure la direzione dei Tg regionali a Paolo Corsini. Vuole il Tg2 e avrebbe addirittura già fatto un nome, quello di Giuliano Ferrara, provocando una vera esplosione d’ira di Salvini nelle sale del Viminale. Che sia vera o meno la candidatura dell’ex direttore del Foglio, è certo che per Lega e M5S cedere il timone del secondo tg pubblico rasenta l’impossibile.

Al momento, dunque, la partita è tutta aperta. I pronostici sono poco favorevoli al presidente targato Salvini e la seduta della Vigilanza di mercoledì promette in ogni caso di essere ad altissimo livello di tensione. Ma di qui a mercoledì mattina c’è tutto il tempo di mercanteggiare. Ammesso che l’intenzione di Berlusconi sia questa e non quella di affibbiare comunque un ceffone sonoro a una maggioranza che odia.

ANDREA COLOMBO

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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Politica e società
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