Fascisti «normali» del terzo millennio all’anniversario dei fasci combattenti

Maglioncini blu e braccia alzate nel saluto romano. Al concerto degli Zetazeroalfa, tra chi parla croato e qualche testa rasata

Teste rasate e bomber c’erano, e non potevano certo mancare. Ma non erano maggioranza. Quello che più colpiva era la “normalità” dei presenti. Ragazzi e ragazze che potresti incontrare tutti i giorni al bar. Nel look, nell’aspetto, nella “normalità” appunto.

Sgomberiamo il campo da inesattezze: non era un raduno skinhead. E prefettura e questura non hanno mai avuto la minima intenzione di vietarlo. Il luogo non era lo Space 25, ma una location in Via Toffetti 75, il Galimba’s space. La proprietà è la stessa e non è la prima volta che ospita eventi di questo tipo. Posto spoglio, un capannone per concerti come ce ne sono tanti in una periferia dove nelle vicinanze non c’è nemmeno un bar. I cancelli aprono alle 18. Mezz’ora prima i pullman da Torino, Bolzano e Rimini sono già arrivati. Tante macchine, un camper e decine a piedi. Fuori c’è già una piccola folla. Si mangiano panini e si beve birra, per la gioia del baracchino furbescamente piazzato proprio lì fuori che realizzerà un bell’incasso. Ragazze e ragazzi tanti, non mancano capelli grigi anche se in netta minoranza. Aspettano che si aprano i cancelli. Ci avviciniamo per curiosare. Che facciamo? Vendono ancora ingressi: ok entriamo. Servizio d’ordine con pettorine rosse e logo di Casapound. L’organizzazione è curata nei minimi dettagli, tutto deve filare liscio. Non c’è lo stesso panorama visto al cimitero Monumentale in mattinata. Tante t-shirt con i testi degli Zetazeroalfa, qualche «devoto alla vittoria», «onore ai camerati caduti». Ma anche maglioncini blu e abbigliamento Pivert. Si sente parlare polacco e croato, gli accenti sono romani, veneti, milanesi.

È il pubblico delle grandi occasioni venuto a omaggiare il capo di oggi e il duce di ieri. Si brinda al centenario, vero motivo della serata. Che sia il ventennale degli Zetazeroalfa è un dettaglio. Gianluca Iannone si muove sorridente, lo fermano, sorrisi e strette di mano, gli immancabili selfie. Ci sono i capi, ci sono i ragazzi del Blocco Studentesco, la seconda generazione, i fascisti millennials del terzo millennio. Alle pareti le “pezze”: Zetazeroalfa, sezioni di Casapound, la bandiera del Contingente Vallone delle Ss capitanata da Leon Degrelle. Inizia il dj set di Zza drumo. E lì sembra di essere tornati alla musica che si sentiva nei centri sociali negli anni Novanta.

Non ci sono facce note, nessun politico, si conoscono tutti. Poi alle 19.19 (orario scelto non a caso, come chiaro richiamo al 1919, la nascita dei fasci di combattimento) come annunciato la serata ha inizio: «Il 23 marzo è la data di chi non si arrende, è la nostra data, quella in cui la nostra marcia prosegue» annuncia il cantante del primo gruppo, i Fantasmi del Passato. Qualcuno inizia a cantare, ormai quasi non ci si muove, il locale è pieno. Salgono sul palco gli Ultima Frontiera. E qui si inizia a vedere qualcosa di diverso rispetto a prima. I testi sono più politici e conosciuti, i cori sono più vigorosi. Si levano le prime braccia destre. Eccoli qua, i fantasmi del passato, quelli veri. Le parole sono dure, i nemici son gli stranieri e quelli che tradiscono la patria. Il tasso alcolico sale e il saluto romano ormai è libero. Lo fanno quasi tutti, in particolare i ragazzi. Le braccia scattano ritmicamente e si urla a squarciagola.

Poi arriva il momento che ci fa capire che è ora di andare. Parte un monologo breve sugli antifascisti, non uomini o mezzi uomini ma quaquaraquà. Parte il coro «dove sono gli antifa!». Quei ragazzi “normali” hanno tirato fuori la loro vera essenza: fascisti che cantano canzoni piene di odio, che si sentono una comunità. Che cercano la rivincita contro la finta democrazia. Che usano la parola libertà che vale solo per loro. Gli Zetazeroalfa, la cinghiamattanza e il discorso del capo arriveranno più tardi. I ragazzi “normali” torneranno a casa soddisfatti della serata, un po’ alticci e contenti di aver cantato il loro odio contro le zecche.

ANTONELLA BARRANCA
ALESSANDRO BRAGA

da il manifesto.it

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CronachePolitica e società





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