Dazi amari, gli Usa spaventano l’Europa

Il caso Airbus. Il Wto riconosce a Washington la possibilità di imporre diritti doganali sui prodotti dell’Ue fino a 7,5 miliardi di dollari. Un record. Ora Bruxelles attende la risposta contro le sovvenzioni statali a Boeing

La guerra commerciale ha fatto un nuovo passo. Ieri, il Wto ha autorizzato gli Usa a imporre dei diritti doganali sulle importazioni dall’Europa per il valore di 7,5 miliardi di dollari. È un record. Mai l’Organizzazione mondiale del commercio, che vive ormai da qualche tempo un momento di grande difficoltà, aveva dato il via libera a sanzioni commerciali di questa entità. È una vittoria della politica aggressiva di Donald Trump. Anche se in realtà si tratta di una risposta a un’offensiva europea e se il Wto, nei fatti, ha rivisto molto al ribasso le pretese di Trump, che aveva sventolato la cifra assurda di sanzioni per 100 miliardi (per poi ridimensionare le velleità a 11 miliardi, ulteriormente ridotti a 7,5 dal Wto).

La giustificazione dei dazi è basata sulla condanna delle sovvenzioni europee ad Airbus, giudicate «illegali» e contestate da Washington. I «colpevoli» non sono tutti gli stati europei, ma Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna. Questa ultima decisione è una nuova tappa di un conflitto che dura da una quindicina di anni: una manche era stata vinta dall’Europa, quando il Wto aveva condannato gli Usa per gli aiuti di stato «nascosti» a Boeing. Ma la vicenda non finisce qui: tra qualche mese, il Wto dovrà reagire a una vecchia richiesta europea contro le sovvenzioni statali a Boeing e dire quali saranno i diritti doganali che l’Europa potrà imporre ai prodotti Usa. La commissaria europea al commercio, Cecilia Malmström, ammette l’addizione di errori, da una parte e dall’altra: «Anche se entrambi abbiamo commesso errori e possiamo imporci reciprocamente dei dazi doganali, non è certo una buona soluzione». E aggiunge: «L’Unione europea prende atto della decisione del gruppo speciale di artibraggio del Wto nel caso Airbus e del montante di eventuali contro-misure . Anche se gli Stati uniti ottengono l’avallo dell’organo di risoluzione dei conflitti del Wto, restiamo convinti che optare per l’applicazione di contro-misure sarebbe una soluzione di breve termine e contro-produttiva».

Tanto più che i focolai di guerra commerciale nel mondo si moltiplicano, c’è la tensione Usa-Cina, c’è la diminuzione già visibile degli scambi, in settori come l’acciaio ad esempio, dove Trump ha alzato i dazi e fatto crollare l’export anche dall’Europa. Per la Francia, che è in prima linea – sono sotto minaccia Usa i dazi sui vini, ritorsione per la tassa sulle multinazionali del digitale (Gafa), «molto antiamericana» per Trump – «una soluzione amichevole è la migliore – ha dichiarato il ministro delle Finanze, Bruno Le Maire – se gli Stati uniti scelgono di imporci delle sanzioni, sarà un errore economico e politico». Poi reagisce: «Saremo pronti con i nostri partner a rispondere in modo deciso». Bruxelles ha cercato di trovare un accordo con Trump, ma senza riuscirci, le proposte europee fatte lo scorso luglio non hanno avuto risposta. Lo scontro atlantico e i rischi di trascinare il conflitto nei prossimi mesi hanno già fatto cadere le previsioni sugli scambi commerciali, che quest’anno dovrebbero aumentare dell’1,2%, contro una prima previsione del 2,6%. La decrescita del commercio è in corso, ma non è particolarmente «felice» perché disordinata, frutto di colpi di testa, di ritorsioni, non di una razionalizzazione in vista della protezione ambientale.

Adesso gli effetti della guerra commerciale rischiano di farsi sentire tra i partner europei, in un clima degradato già in difficoltà per l’imminente Brexit, che non trova una soluzione per evitare il no deal (le ultime proposte di Boris Johnson sono già state respinte dall’Irlanda, visto che non fanno che riprendere una proposta irrealistica già scartata nel corso del negoziato). A decidere sarà il rappresentante americano al commercio, Robert Lighthizer, che dovrà scegliere chi colpire.

Evidentemente in prima linea c’è Airbus, gli aerei e i pezzi di ricambio. Ma altri prodotti sono nel mirino: oltre all’ormai famoso vino francese, si parla persino di formaggi, olio d’oliva, pesce spada e salmone in filetti, whisky, ma ci sono anche le moto e prodotti tessili. Tra l’altro, anche prodotti italiani. I governi europei possono dividersi, per cercare, ognuno per suo conto, di sedurre Washington ed evitare il peggio. Per Airbus il futuro potrebbe essere nero: i costi del nuovo aereo A320neo potrebbero diventare eccessivi, proprio nel momento in cui il concorrente della Boeing è in difficoltà a causa dei recenti incidenti (una cosa spiega l’altra?). Ma c’è l’altra faccia della medaglia: come già per i dazi sull’acciaio, anche quelli sui pezzi di ricambio di Airbus danneggeranno in fretta le compagnie aeree Usa che hanno aerei europei nella loro flotta. E la Ue ha delle armi per difendersi, colpendo Boeing, già in difficoltà, sotto accusa per aver ricevuto sovvenzioni pubbliche per 18 miliardi di dollari. La decisione definitiva alla Wto è prevista il 28 ottobre. Ma i capricci di Donald Trump potrebbero accelerare la risposta di aumento dei dazi, una scappatoia che il presidente Usa potrebbe usare nella speranza di superare il difficile momento politico che sta vivendo, con il ricorso alla propaganda nazionalista.

ANNA MARIA MERLO

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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Economia e societàFinanza e capitali





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