Contro il classismo di Salvini, la proporzionale pura

Non è la Tav il problema, perché sulla Tav come su tutto il resto, Salvini ha sin qui dettato legge. E’ la legge di bilancio prossima ventura che Salvini...
Matteo Salvini dai banchi del Senato della Repubblica apre la crisi di governo

Non è la Tav il problema, perché sulla Tav come su tutto il resto, Salvini ha sin qui dettato legge.

E’ la legge di bilancio prossima ventura che Salvini non vuole in nessun modo accollarsi, prima di aver fatto il pieno della crescita dei consensi che ha portato la Lega a più che raddoppiare nelle intenzioni di voto rispetto al marzo 2018, con i sondaggi che la danno ora intorno al 38%.

E’ la prossima legge di bilancio, che dipende in larga misura dal modo in cui si è chiusa la precedente: con ipoteche pesantissime, determinate tanto dalla ottusità austeritaria della Commissone Ue, quanto dal modo demenziale con cui il governo gialloverde ha allora condotto la partita.
Dai 23 miliardi di clausole di salvaguardia al riaggiustamento dei conti per la riduzione della crescita, siamo a ben oltre 40 miliardi da reperire. Se a questo si aggiungono i costi della controriforma fiscale che Salvini vuole mettere in campo avviando la Flat/dual tax anche sull’Irpef, siamo ad una legge di bilancio infattibile, in cui gli interventi ipotizzati di revisione della spesa sarebbero pesantissimi e socialmente costosissimi.
Una situazione potenzialmente esplosiva, specie se in campo vi fosse stata una qualche mobilitazione sindacale reale, contro le politiche fiscali annunciate e inaccettabili, come contro l’autonomia differenziata, e certamente contro i tagli sui diversi capitoli di spesa.
Un inizio forse della rottura del consenso popolare a Salvini, la possibilità che iniziasse ad emergere la cifra antipopolare e liberista della Lega, fin qui coperta da provvedimenti tutt’altro che risolutivi ma certo percepiti come risarcitori come quello sulle pensioni, oltrechè dalla egemonia del “prima gli italiani”.

L’alternativa alla crisi ora, era del resto probabilmente per Salvini l’approvazione di una legge di bilancio in parallelo ad una grande campagna contro i vincoli Ue, funzionale ad andare al voto subito dopo.
Probabilmente la scelta preferita, in caso in cui fosse stata ipotizzabile la possibilità di portare a casa in maniera relativamente semplice, gli obiettivi realmente centrali per Salvini, dall’autonomia differenziata al fisco.
Preferita perchè meno a rischio di essere in esplicito individuati come i responsabili della crisi e della conseguente instabilità, proprio per la sovrapposizione con i tempi della legge di bilancio.

E ora? La situazione che viviamo è tra le peggiori della storia della Repubblica.

Perché è del tutto evidente che andare al voto in questa situazione e con questa legge elettorale, porta con sé la probabilità più che la possibilità, di consegnare effettivamente i “pieni poteri” a Salvini o a Salvini e Meloni (basta ricordare le proiezioni terribili che l’istituto Cattaneo aveva fatto del voto europeo su quello delle politiche).

E i “pieni poteri” sarebbero tanto quelli di continuare con le politiche disumane e barbare sull’immigrazione, tanto quelli di portare a termine l’attacco ai diritti di libertà, alla possibilità di far vivere il conflitto sociale, all’autodeterminazione e ai diritti delle donne, quanto la distruzione compiuta della Costituzione tra autonomia differenziata e controriforma fiscale, compreso il welfare residuo, giacchè il primo esito della Flat Tax, non è altro che questo. Il tutto in un quadro la stessa elezione del Presidente della Repubblica finisce nella mani della Lega.

E dall’altra parte, la richiesta sensata, che possa formarsi un’altra maggioranza parlamentare, collide con gli obiettivi dichiarati dei diversi attori politici, e dovrebbe inoltre andare insieme alla capacità di quella maggioranza di fare politiche in grado di diminuire i consensi a Salvini: politiche socialmente progressive, perché se così non fosse, un Salvini all’opposizione i consensi li può persino aumentare. Il tutto in un contesto che vede una debolezza senza precedenti della sinistra.

Dunque non ci sono davvero soluzioni semplici e non contraddittorie ad una situazione che è davvero estrema.

Ci sono alcune cose che però si possono e si devono fare comunque, a sinistra. La prima riguarda l’enfatizzazione della denuncia degli obiettivi di Salvini, e il collocare quella denuncia non solo sul terreno dell’antirazzismo, dei diritti di libertà e della democrazia, ma del carattere classista e antipopolare di quegli obiettivi. Dalla Flat Tax all’autonomia differenziata siamo all’eclissi del principio di uguaglianza, alla distruzione del welfare, al liberismo estremo. Il disvelamento di questo disegno, la esplicitazione delle alternative del tutto possibili: dal terreno fiscale ai diritti sociali, all’individuazione delle vere priorità, a partire dalla crisi climatica, relegata nei titoli di coda mentre dovrebbe essere sovradeterminante di ogni scelta.

La seconda: la rivendicazione di una legge elettorale proporzionale pura. Per quello che di fondo ha comportato il maggioritario in questi anni: un trucco permanente che ha distorto la rappresentanza della società ed ha ridotto la politica ad alleanze forzose, determinata solo dall’obiettivo di avere un voto in più dell’altro. E perché con questa legge elettorale, la distorsione maggioritaria avrebbe come mai prima esiti micidiali.

Ridateci la sovranità popolare, quella vera, dunque, non quella posticcia con cui avete già sfigurato la democrazia reale in questo paese.

ROBERTA FANTOZZI

da rifondazione.it

foto: screenshot

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Rifondazione Comunista





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