Con Carola e Pia, per la giustizia e l’umanità

Appello internazionale. La raccolta di firme per le due comandanti della Sea Watch, entrambe sotto processo in Italia
Carola Rackete

Facendo arrestare come una «fuorilegge» la capitana Carola Rackete e accusandola di «rifiuto di obbedienza a nave militare», sequestrando la Sea Watch 3 come «nave pirata», minacciando l’Ong proprietaria di una «maximulta» per decine di migliaia di euro, il ministro Matteo Salvini, il quale sembra ormai esercitare nel suo paese un potere illimitato, aggiunge il delirio all’infamia. Pone l’Italia al di fuori del diritto internazionale e dei principi fondamentali dai quali i nostri Stati derivano la propria legittimità democratica. Se i suoi piani non verranno fermati, le conseguenze saranno gravi.

Dal canto suo, «forzando il blocco» della guardia di finanza italiana dopo quattordici giorni di tergiversazioni da parte dell’Ue e dopo la biasimevole ammissione d’incapacità da parte della Cedu (Corte europea dei diritti umani), la capitana della Sea Watch 3 ha fatto solo il proprio dovere approdando a Lampedusa malgrado il divieto, per salvare i passeggeri stremati. Se ne è assunta le responsabilità ma non deve pagarne ingiustamente il prezzo. I cittadini d’Europa e i loro governi – interessati e coinvolti per primi – devono fare immediatamente tutto quanto è necessario perché cessi la persecuzione illegale e disonorevole contro i salvatori e l’equipaggio di Sea Watch 3.

Non dimentichiamo poi che un’altra capitana tedesca, Pia Klemp, è sotto processo in Italia per aver salvato oltre mille vite nel Mediterraneo: accusata di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e di complicità con gli «scafisti», rischia venti anni di carcere e una multa di 15.000 euro per ogni vita salvata. Un fatto che provoca l’indignazione di molti in Europa e nel mondo ma che non sembra smuovere i nostri governi. L’obiettivo è intimorire chi salva vite umane, ma Carola e Pia non saranno le ultime ad assumersi il rischio, mentre nel Mediterraneo prosegue l’ecatombe di annegati, con la complicità degli Stati che dovrebbero impedirla.

Chiediamo dunque al governo italiano di rinsavire, abbandonare i processi, liberare immediatamente la capitana Rackete e sbloccare la Sea Watch 3 affinché possa continuare la propria missione. Esigiamo che, in collaborazione con le Ong e gli altri paesi europei, siano accolti gli uomini, le donne e i bambini fuggiti dalla guerra e dalla morte in mare, e che le loro richieste d’asilo siano avviate correttamente. Esigiamo che il governo italiano smetta di criminalizzare la solidarietà esercitata in nome dei diritti umani da parte dei suoi stessi cittadini. Esigiamo che smetta di aizzare l’opinione pubblica contro i migranti privati di tutto e forzati ad abbandonare l’Africa.

Facciamo appello al nuovo Parla mento europeo affinché proponga, alla Commissione affinché elabori, e ai governi affinché decidano, nello spirito della Convenzione di Ginevra, un sistema europeo comune di asilo, e le regole per un’equa ripartizione delle persone, così da permettere all’Europa di onorare i suoi obblighi e ripristinare la sua legittimità morale, dando anche prova di capacità politica. Chiediamo a queste istituzioni il rispetto delle convenzioni Solas e Sar che impongono lo sbarco in un porto sicuro delle persone soccorse in mare, dichiarando che attualmente né la Libia né la Tunisia si possono considerare tali. Chiediamo che ordinino la ripresa dei salvataggi in mare e smettano di finanziare la guardia costiera libica che insegue e tortura i fuggiaschi con la scusa di lottare contro il traffico di esseri umani. Ogni altro atteggiamento, di fatto, è criminale, vile e idiota. Volendo risparmiare situazioni di conflitto all’Europa, in realtà le stimola e distrugge l’avvenire del continente.

Infine, facciamo appello a tutte le cittadine e i cittadini dell’Unione europea perché si sollevino contro la politica di ostilità verso i rifugiati e i migranti, una politica di cui l’Italia attuale si vanta e che altri paesi praticano in modo ipocrita. Chiediamo alle persone di solidarizzare con Carola Rackete e Pia Klemp. Mentre Matteo Salvini e altri vorrebbero trascinarci nell’ignominia, queste donne coraggiose, con i loro equipaggi, sono l’onore del continente europeo. Cittadine e cittadini dell’Ue, battiamoci per la loro liberazione e uniamoci alla loro lotta, che sta crescendo. È difficile, certo, ma si tratta di sfide di grande portata: contro l’arbitrio, contro l’isteria xenofoba, contro il razzismo, per il diritto, per la vita umana, per l’ospitalità, a fianco di chi la fa vivere.

’Tra i primi firmatari dell’appello:

*** Michel Agier, anthropologue (France); Pouria Amirshahi, éditeur de presse (France); Etienne Balibar, philosophe (France). E tra gli italiani Giacomo Marramao filosofo, Sandro Mezzadra politologo, Antonio Negri filosofo, Barbara Spinelli ex deputata europea.

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Migranti





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