Caso Salvini, i 5 Stelle nel vicolo cieco

Ci si poteva scommettere. Salvini non ha tolto dalle pesti M5S chiedendo di votare sì all’autorizzazione a procedere. Perché fare mostra di animo nobile e coraggioso, quando c’è un...

Ci si poteva scommettere. Salvini non ha tolto dalle pesti M5S chiedendo di votare sì all’autorizzazione a procedere. Perché fare mostra di animo nobile e coraggioso, quando c’è un utile politico facile, a spese dei competitors di governo? Piuttosto, fa impressione che i pentastellati – almeno a sentirli parlare – ci caschino di nuovo. Ancora ci credevano, o credono, mentre è alto il fuoco di sbarramento leghista.
È probabile che Salvini abbia sempre saputo di avere poco da temere. La legge costituzionale 1/1989 intese riportare il reato ministeriale – per definizione, quello commesso nell’esercizio delle funzioni – alla giurisdizione ordinaria. In precedenza, il modello adottato era quello della messa in stato di accusa del parlamento in seduta comune, con giudizio della Corte costituzionale. Ora invece uno speciale collegio di tre magistrati estratti a sorte può archiviare con decreto non impugnabile. In caso contrario, gli atti sono trasmessi alle camere.

È questa appunto la fase in cui ci troviamo, che si svolge in prima battuta presso la giunta per le autorizzazioni a procedere. Ma si tratta di un passaggio meramente istruttorio, sul quale la giunta riferisce all’aula. Che il voto in giunta vada in un senso o nell’altro può essere alla fine sostanzialmente irrilevante. Infatti, l’articolo 9 della legge 1/1989 testualmente dispone che l’assemblea «può, a maggioranza assoluta dei suoi componenti, negare l’autorizzazione a procedere ove reputi, con valutazione insindacabile, che l’inquisito abbia agito per la tutela di un interesse dello Stato costituzionalmente rilevante ovvero per il perseguimento di un preminente interesse pubblico nell’esercizio della funzione di governo». È su questo che l’assemblea si pronuncia, e non sul punto – che non potrebbe ovviamente né avallare né smentire – che un reato sia stato commesso o no. Non c’è valutazione di fumus persecutionis, e si tocca un profilo di responsabilità politica piuttosto che giuridica. Questo è il senso del richiamo fatto da Salvini nella sua lettera.

Per la stessa legge costituzionale solo un esito ferma l’autorizzazione: una maggioranza assoluta dei componenti che vota no. Qualunque altro esito – ad esempio, una maggioranza di no, ma solo relativa – comporta che l’autorizzazione sia concessa. E che parallelamente venga negata la sussistenza dell’interesse costituzionalmente rilevante o del preminente interesse pubblico. Si è inteso così creare un favor per l’autorizzazione. Ma si è al tempo stesso introdotto un evidente elemento di pressione per un compattamento della maggioranza. Ancor più se si considera il procedimento come disciplinato dal regolamento del senato all’articolo 135 bis.
Diciamo che in un modo o nell’altro – dipende da quello che decide e propone la giunta – l’aula sarà chiamata a deliberare sul diniego dell’autorizzazione. Ciò comunque avverrà mediante votazione nominale con scrutinio simultaneo ovvero dichiarando il voto ai segretari (comma 8 bis). Si tratta quindi di una votazione in cui non c’è anonimato, e ogni voto ha nome e cognome.

Questo mette sotto una particolare pressione M5S, anzitutto per i numeri in senato che – a fronte di qualche voto per l’autorizzazione già annunciato – potrebbero rendere indispensabile un soccorso nero alla maggioranza per raggiungere la metà più uno dei componenti richiesta per il diniego. Se il soccorso fosse necessario e sufficiente, forse si eviterebbero convulsioni, ma il prezzo politico sarebbe alto. Se il soccorso non bastasse, potrebbero aprirsi scenari inattesi, per la ovvia difficoltà di scindere le responsabilità del governo nel suo complesso dall’operato di un ministro che non è mai stato sconfessato dai suoi pari di governo. Nessuno si era accorto che Salvini dava di matto? Invece, da ultimo Conte attesta che ha seguito la linea del governo. Si può mai affermare che un intero governo non abbia perseguito un preminente interesse pubblico? Li mandiamo tutti davanti al giudice penale?
Dubitiamo che M5S voglia o possa permettersi di peggiorare la singolare situazione, in cui già vive, partner di un governo di separati in casa. Ma è intollerabile che la questione migranti sia ormai ridotta a sgradevole sceneggiata, su un palcoscenico fatto di miserie politiche e umane.

MASSIMO VILLONE

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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Politica e società





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