Barbari e naufraghi

Il punto è di principio: non accogliere più nessun migrante perché così si dimostrerebbe la coerenza, la forza, la decisione del governo italiano di una Italia sovrana. Fermare le...

Il punto è di principio: non accogliere più nessun migrante perché così si dimostrerebbe la coerenza, la forza, la decisione del governo italiano di una Italia sovrana.

Fermare le migrazioni è non solo impossibile sul piano storico. E’ qualcosa di più enorme come impresa: è voler fermare la storia.

Da sempre i popoli emigrano per trovare terre dove poter sopravvivere.

Il governo nostro, Trump e altri come Orban possono erigere tutti i muri che vogliono: si ricordino soltanto che i potenti “limes” romani non hanno fermato le popolazioni asiatiche che premevano ai confini del grande impero.

Alla fine, nemmeno quei soldati addestrati a stare ai bordi dell’apparato statale romano sono riusciti a bloccare le invasioni cosiddette “barbariche”.

Perché i barbari sono sempre gli altri, mai noi.

Guardiamoci oggi e forse scopriremo che gli umani stanno in mare ad aspettare che la nostra barbarie moderna finisca.

(m.s.)

foto tratta da Pixabay

categorie
Lo stiletto
un commento
  • Bacca
    9 Gennaio 2019 at 18:28
    lascia un commento

    «Alla fine, nemmeno quei soldati addestrati a stare ai bordi dell’apparato statale romano sono riusciti a bloccare le invasioni cosiddette “barbariche”».

    Esempio quanto mai infelice, caro Sfery. Il vero momento cruciale per le sorti dell’impero romano fu la guerra gotica del IV secolo. E all’origine di quella guerra ci fu la dissennata decisione dell’imperatore Valente di dare asilo ai profughi goti incalzati dagli Unni. A decine di migliaia di Goti fu concesso di passare il Danubio e stabilirsi in territorio romano. Per l’impero fu il classico passo più lungo della gamba: le deficienze nella gestione dell’accoglienza – come si direbbe oggi – si tradussero nella montante insoddisfazione delle risorse – sempre come si direbbe oggi – che infine sfociò nella guerra. Dall’interno, non dall’esterno. L’imperatore che aveva “aperto i porti” – la metafora continua – morì trucidato nella battaglia di Adrianopoli (378). La guerra si concluse, con una vittoria romana più di facciata che di sostanza, sotto il successore di Valente, Teodosio. Che compromise ulteriormente il quadro generale sbagliando la misura della repressione: non troppa, ma troppo poca. La clemenza imperiale, ispirata dalla pia illusione di una completa assimilazione dei barbari, consentì ai Goti di consolidarsi come una massa tumorale all’interno dell’impero. Di lì a pochi anni le pretese sempre più minacciose dei Goti trovarono un bellicoso interprete nella figura di Alarico: la guerra tornò a divampare, e questa volta si spinse fino all’estremo oltraggio del sacco di Roma. Il punto di non ritorno era stato raggiunto.

    «Timeo profugos et dona ferentes».

    Bacca

  • lascia un commento

    *

    *

    Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.









    altri articoli

    • Il limite

      Ci dovrebbe essere un limite entro cui fermarsi, evitare di proferire parole che diventano solo accanimento, violenza, aggressività e cattiveria in generale. Ci dovrebbe essere ma non c’è. Una...
    • 117

      Nemmeno davanti a 117 dispersi, forse morti annegati in mare, il crudelismo tace, ma afferma che la causa sono i porti aperti, non certo la mancanza di navi nel...
    • Viva la “Melevisione”!

      La “Melevisione” compie 20 anni e le facciamo gli auguri anche noi. E’ stato e rimane un programma che disintossicava anche noi “adulti” (le virgolette servono a far intendere...
    • Grazie, cavaliere…

      Silvio Berlusconi si ricandida alle elezioni. Quelle europee questa volta. Lo fa “per senso di responsabilità”. Grazie di esistere… verrebbe da dire. Ma Berlusconi dà un motivo in più...