Anpal, i «navigator» di Di Maio restano ancora precari

Legge di bilancio. La protesta all'Agenzia Nazionale per le politiche attive del lavoro (Anpal). Un emendamento alla legge di bilancio stanzia solo un milione per la stabilizzazione di 654 persone. Saranno ancora precari coloro che ricollocano i disoccupati

Continua la mobilitazione dei lavoratori di Anpal (Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro), gli operatori per le politiche attive che avranno un ruolo chiave nella gestione del reddito di cittadinanza, secondo quanto recentemente confermato anche dal Ministro Fraccaro in un question time alla Camera. Con un flashmob di fronte alla sede Anpal a Roma i precari hanno protestato contro l’emendamento alla manovra presentato in commissione Bilancio al Senato dalla senatrice Catalfo e da altri senatori M5S, che prevede lo stanziamento di un milione di euro per la stabilizzazione del personale Anpal. Ad oggi i precari dell’agenzia sono 654 (su 1.103 dipendenti) di cui 134 con contratti a tempo determinato (12%) e 520 con contratti di collaborazione (47%).

«È una stabilizzazione di pura facciata, da spendere come operazione di marketing politico, con questi soldi si potrà dare lavoro al massimo a 20 dipendenti» dichiara Marco Filippi del Coordinamento precari Anpal. All’interno della sede il presidente dell’agenzia Maurizio Del Conte porta i suoi auguri natalizi, ma fuori dall’edificio nessuno dei manifestanti sembra aver voglia di festeggiare. Per loro il Natale sarà precario anche quest’anno. Il vicepremier Di Maio ha annunciato l’assunzione di migliaia di «navigator», una figura ancora misteriosa che dovrebbe avere il ruolo di controllore e formatore del disoccupato inserito nel programma del reddito di cittadinanza.

«La misura non riguarderà solo il settore pubblico: il sistema di formazione sarà misto pubblico-privato, non utilizzeremo solo i centri per l’impiego, che hanno bisogno di anni per attrezzarsi, ha detto. Dunque, da un lato non si stabilizzano i precari Anpal; dall’altro lato si vorrebbe cedere ai privati parte del servizio, pensando forse di esternalizzarne i costi. Non è chiaro come sarà possibile realizzare il piano di assunzioni, se contemporaneamente non si riescono nemmeno a stanziare i fondi per rendere indeterminati i contratti dei dipendenti ministeriali che si occupano del ricollocamento. L’unica certezza è che i futuri operatori del «reddito» non usciranno dalla precarietà lavorativa e continueranno ad essere dei precari che gestiscono altri precari. Una condizione paradossale che non fa ben sperare per la futura gestione del sussidio di povertà detto impropriamente «reddito di cittadinanza».

MADI FERRUCCI

da il manifesto.it

foto tratta da Pixabay

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