Anche Mediterranea torna in mare

Se con l’arresto (non convalidato) di Carola Rackete, le minacce di noti esponenti del governo e gli insulti dei loro seguaci qualcuno pensava di mettere paura a chi nel...

Se con l’arresto (non convalidato) di Carola Rackete, le minacce di noti esponenti del governo e gli insulti dei loro seguaci qualcuno pensava di mettere paura a chi nel Mediterraneo sta lottando dal lato della vita e dei diritti umani, quel qualcuno si sbagliava di grosso. Da ieri, lungo la rotta migratoria più letale al mondo, quella che unisce le coste libiche alle acque italiane, ci sono tre navi umanitarie in azione. Non succedeva da novembre 2018, dalla missione congiunta #United4Med. Alle navi di Open Arms e Sea-Eye, partite nei giorni scorsi, si è aggiunto il veliero Alex, della missione Mediterranea.

«Abbiamo superato l’isola di Linosa e siamo diretti verso il confine della Sar libica per svolgere la nostra missione – ha comunicato nel pomeriggio la portavoce Alessandra Sciurba – Monitoraggio e denuncia sono fondamentali in un mare sempre più svuotato da quest’assurda guerra dei governi europei contro le navi della società civile. Una guerra che ovviamente non ci scoraggia ma ci spinge ancora di più a essere dove non vorremmo, ma dove oggi è necessario stare».

Nelle precedenti missioni di Mediterranea la Alex ha svolto il ruolo di barca d’appoggio del rimorchiatore Mare Jonio. Questo, però, si trova sotto sequestro da oltre tre mesi nel porto di Licata, a causa del salvataggio di 30 persone compiuto il 9 maggio scorso. Il veliero non è in grado di compiere veri e propri salvataggi, imbarcando i naufraghi e trasportandoli in un porto sicuro. Può però prestare un primo soccorso e allertare immediatamente le autorità competenti nel caso si imbatta in natanti che affrontano situazioni di pericolo. A bordo si trovano 11 persone, tra cui il parlamentare di Sinistra Italiana Erasmo Palazzotto, che svolge il ruolo di capomissione, e Oscar Camps, fondatore della Ong Open Arms.

La partenza era stata annunciata lunedì nel corso di una conferenza stampa svoltasi sulla storica nave ammiraglia di Greenpeace, la Rainbow Warrior, attualmente ancorata nel porto di Palermo. All’iniziativa sono intervenuti il sindaco del capoluogo siciliano Leoluca Orlando, «daremo la cittadinanza onoraria all’equipaggio di Sea-Watch», il direttore esecutivo di Greenpeace Italia Giuseppe Onufrio, «Carola Rackete ha tutta la nostra solidarietà», e Luca Casarini, capomissione durante il primo salvataggio effettuato da Mediterranea e per questo inquisito per favoreggiamento dell’immigrazione clandestina.

Casarini ha usato toni durissimi contro le azioni del governo che vorrebbe «affermare il principio orribile per cui la sovranità, anche quella delle democrazie occidentali ed europee in particolare, possa coincidere con il potere di lasciare morire degli esseri umani innocenti». «Nella storia, in Europa abbiamo già girato la testa dall’altra parte di fronte ai campi di concentramento, ma questa volta non lo faremo», ha aggiunto. Le dichiarazioni non sono piaciute all’esponente della Lega Mario Borghezio, che ha subito minacciato: «Forse sfugge che le leggi italiane valgono per tutti, anche per gli italiani. Se le violeranno andranno incontro a quanto previsto dai nostri codici e ne risponderanno in tribunale. Casarini, a differenza della sua amica Carola, non rischia l’espulsione dall’Italia, ma rifletta bene, perché rischia la galera».

GIANSANDRO MERLI

da il manifesto.it

foto tratta dalla pagina Facebook di Mediterranea

categorie
Migranti





passa a…



altri articoli