18 anni fa l’arresto di Öcalan. Un corteo a Milano

A 18 anni dall’arresto di Ocalan, le comunità kurde italiane e del Ticino manifesteranno a Milano sabato 11 per la fine della repressione in Kurdistan
Kurds celebrate on March 21, 2013 Nowruz, the Persian New Year festival, and flash victory signs in the southern Turkish city of Diyarbakir. The festival is celebrated in Turkey, Central Asian republics, Iraq, Iran, Azerbaijan as well as war-torn Afghanistan and coincides with the astronomical vernal equinox. The festival is celebrated in Turkey, Central Asian republics, Iraq, Iran, Azerbaijan as well as war-torn Afghanistan and coincides with the astronomical vernal equinox. Jailed Kurdish rebel chief Abdullah Ocalan called on March 21 for a ceasefire, telling militants to lay down their arms and withdraw from Turkish soil, raising hopes for an end to a three-decade conflict with Turkey that has cost tens of thousands of lives. AFP PHOTO / STR (Photo credit should read -/AFP/Getty Images)

Sabato 11 febbraio, con partenza alle ore 14.00 da Corso Venezia, angolo via Palestro, si terrà il corteo nazionale indetto dalla Comunità Curda in Italia, UIKI – Ufficio Informazioni del Kurdistan in Italia e Rete Kurdistan Italia. La manifestazione si svolge in occasione del 18° anniversario del sequestro di Abdullah Ocalan e si realizza in contemporanea con la manifestazione europea a Strasburgo. La manifestazione è stata presentata in conferenza stampa da Mahmut Şakar, l’avvocato di “Apo”, perseguitato a sua volta dal governo turco e in esilio in Europa, e da Dilek, 30enne, nipote del leader del Pkk,  eletta in parlamento nel giugno 2015 nonostante la campagna ostile da parte dei nazionalisti turchi contro Hdp. Dilek è stata la più giovane deputata eletta in Parlamento. Nelle successive elezioni anticipate del novembre 2015 è stata riconfermata. Nel quadro dell’ondata repressiva in Turchia a seguito del fallito tentativo di golpe del 15 luglio 2016, nei suoi confronti è stato emesso un mandato di cattura con l’accusa di ”svolgere propaganda per organizzazione illegale” per un suo intervento in occasione di un funerale.

Proprio ieri è stata rilasciata in libertà condizionata la deputata del partito filo-curdo Hdp, Leyla Zana, ‘pasionaria’ della causa curda in Turchia, fermata nel pomeriggio a Diyarbakir, nel sud-est del Paese, con l’accusa di «essere membro dell’organizzazione terroristica armata» Pkk. Lo riferisce la Cnn Turk. Il giorno prima la stessa Dilek Ocalan era stata trattenuta per alcune ore dalla polizia dopo essere stata fermata all’aeroporto Ataturk di Istanbul mentre era in partenza per la manifestazione di Milano. Attualmente, i parlamentari curdi detenuti sono 12, tra cui i co-leader Selahattin Demirtas e Figen Yuksekdag.

Ocalan si era appellato a parecchi paesi europei per ottenere l’asilo politico, o almeno un processo internazionale. Nessuno di essi era pronto, anche se il diritto di asilo è previsto in tutte le loro costituzioni. Tutti i paesi coinvolti hanno sostenuto tacitamente la richiesta turca del suo arresto. La Germania inizialmente aveva richiesto l’arresto di Ocalan. Quando era giunto in Italia per cercare asilo, il leader kurdo è stato arrestato proprio a causa della richiesta di Berlino. Ma una volta arrestato le autorità tedesche non hanno chiesto la sua estradizione. La Germania non voleva la patata bollente. Il governo italiano (regnava il sopravvalutato Prodi) non poteva estradare Ocalan in Turchia perché la Costituzione proibisce l’estradizione in paesi in cui vige la pena di morte. Quindi ha deciso di fare pressioni su di lui per fargli capire che era indesiderato. Costretto a lasciare l’Italia ha viaggiato per settimane in mezzo mondo in cerca di un altro rifugio sicuro. Ha fatto appello al governo greco che lo ha dirottato sulla sua ambasciata in Kenya che si è poi rivelata una trappola. I governi occidentali usano le nazioni più piccole come moneta di scambio nelle loro manovre.

La Cia è stata chiaramente coinvolta nell’informare le autorità turche della presenza di Ocalan nell’ambasciata greca a Nairobi. Il governo greco ha pure collaborato proponendo a Ocalan di lasciare l’ambasciata, lasciandogli credere che stava per andare in Olanda. È ovvio che il governo greco è stato messo sotto enorme pressione dagli Stati Uniti. La Turchia è un alleato importante degli Usa nell’area.

La collaborazione del governo greco nell’arresto di Ocalan ha destabilizzato la situazione in Grecia. Il primo ministro greco, Costas Simitis, è stato attaccato per aver fatto cadere Ocalan in mano turca. Il ministro degli esteri greco e due altri ministri sono stati costretti alle dimissioni su questa questione. Essa ha causato uno scontento diffuso per quello che viene considerato un tradimento. Simitis deve affrontare un’opposizione interna al suo partito, il Pasok. La gioventù del Pasok ha organizzato manifestazioni in solidarietà con i curdi, in aperta opposizione alla direzione del partito.

Il corteo di sabato vedrà la presenza delle comunità curde di tutta Italia e del Ticino e stanno crescendo le adesioni di associazioni, organizzazioni e movimenti italiani. Le principali richieste della mobilitazione sono la liberazione di Ocalan e di tutti i prigionieri politici e una soluzione politica e democratica della questione curda.

È la prima volta che Milano ospita una mobilitazione nazionale delle comunità curde residenti in Italia e questo accade in un momento estremamente delicato per il popolo curdo, sottoposto alle pressioni militari turche nel nord della Siria, proprio quando le formazioni curde sono impegnate nella strategica battaglia contro la “capitale” siriana dell’Isis, Raqqa, e a quelle repressive e antidemocratiche del regime di Erdogan in Turchia.

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FRANCESCO RUGGERI

da Popoffquotidiano

foto tratta da Popoffquotidiano

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